Sentenza n. 56/2026 - L'aquila, Sezione 1
per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, - del decreto n. -OMISSIS-, con il quale il Questore della Provincia di L’Aquila ha decretato il rigetto della richiesta di permesso di soggiorno per “lavoro subordinato” presentata dall’interessato in data -OMISSIS-;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego del permesso di soggiorno per lavoro subordinato richiesto in conversione del titolo per minore età
Esito
Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego deducendo violazione e falsa applicazione dell'art. 32, commi 1, 1-bis, 1-ter e 4, del d.lgs. 286/1998, violazione degli artt. 4, comma 3, e 5, comma 5, del medesimo decreto, violazione dell'art. 8 CEDU, nonché eccesso di potere per difetto di istruttoria e motivazione. Il provvedimento aveva fondato il rigetto, tra l'altro, sull'assenza di legami familiari in Italia e sulla precarietà della situazione lavorativa. Il ricorrente ha contestato tale ricostruzione, documentando la convivenza a L'Aquila con il padre e il fratello, entrambi titolari di permesso di soggiorno, nonché la propria residenza nella medesima abitazione. Ha inoltre dedotto che tali elementi erano stati rappresentati all'amministrazione già nel corso dell'istruttoria.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego. La censura relativa ai legami familiari è stata ritenuta fondata: dalla documentazione prodotta risultava che il ricorrente aveva legami familiari in Italia e risiedeva con i propri familiari, circostanza non contestata dalla Questura. Il provvedimento, affermando erroneamente l'assenza di legami familiari, è incorso in travisamento dei fatti. Il giudice ha rilevato che, nel decidere sul rilascio, sulla revoca o sul rinnovo del permesso di soggiorno dello straniero che abbia legami familiari in Italia, l'amministrazione deve considerare la natura e l'effettività dei vincoli familiari, i legami familiari e sociali con il Paese d'origine e, per lo straniero già presente sul territorio nazionale, la durata del soggiorno in Italia. L'erronea valutazione di un elemento rilevante determina l'illegittimità del diniego. Le amministrazioni resistenti sono state condannate al pagamento di 1.000 euro complessivi per spese di lite.
Norme richiamate
art. 32 d.lgs. 286/1998
commi 1, 1-bis, 1-ter e 4
La norma è richiamata quale disciplina della conversione del permesso collegata alla minore età; il giudice ha ritenuto illegittimo il diniego perché adottato sulla base di una ricostruzione erronea dei legami familiari rilevanti ai fini della valutazione amministrativa.
art. 4 d.lgs. 286/1998
Richiamato dal ricorrente tra le disposizioni violate; il testo della sentenza non sviluppa una specifica interpretazione autonoma.
art. 5 d.lgs. 286/1998
Impone, secondo il principio richiamato dalla sentenza, di considerare la natura e l'effettività dei vincoli familiari, i legami familiari e sociali con il Paese d'origine e la durata del soggiorno in Italia.
art. 8 CEDU
Richiamato dal ricorrente in relazione alla tutela della vita familiare; la sentenza accoglie il ricorso sulla base dell'erronea valutazione dei legami familiari, senza sviluppare una distinta interpretazione della disposizione.
art. 91 c.p.c.
Le spese seguono la soccombenza.
Massime di principio
- Nel procedimento relativo al rilascio, alla revoca o al rinnovo di un permesso di soggiorno, l'amministrazione deve valutare concretamente la natura e l'effettività dei legami familiari dello straniero presenti in Italia, oltre ai legami familiari e sociali con il Paese d'origine e, per chi già soggiorna sul territorio nazionale, la durata del soggiorno.
- È illegittimo per travisamento dei fatti il diniego di permesso di soggiorno che affermi l'inesistenza di legami familiari in Italia quando tali legami risultino documentalmente esistenti e non siano stati adeguatamente considerati dall'amministrazione.
- L'errore nella ricostruzione di un elemento fattuale rilevante per il bilanciamento richiesto dalla disciplina del soggiorno degli stranieri vizia il provvedimento finale quando tale errore si rifletta sulla decisione di diniego.
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