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Cassazione Penale, Ordinanza n. 19228/2025 del 22/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha impugnato la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna di primo grado per coltivazione di stupefacenti, deducendo un unico motivo di ricorso per cassazione: violazione di legge in relazione all'art. 73, comma 4, d.P.R. n. 309/1990 e vizio di motivazione sulla qualificazione della condotta come coltivazione domestica destinata esclusivamente all'uso personale e terapeutico. La Corte di cassazione ha rilevato che il motivo si limitava a riproporre le stesse censure già dedotte in appello, senza confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata, la quale aveva valorizzato l'intera organizzazione dell'appartamento adibito a serra, la presenza di porta blindata e videosorveglianza, l'attrezzatura per coltivazione, irrigazione, ventilazione e controllo dell'umidità, oltre all'elevato numero di piante e alle dosi ricavabili. Da ciò la Corte territoriale aveva desunto che la coltivazione non fosse per uso personale ma fosse destinata alla cessione a terzi.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché proposto con motivo non consentito in sede di legittimità e comunque manifestamente infondato. Ha ritenuto che il ricorrente non avesse criticato la ratio decidendi della sentenza di appello, ma avesse soltanto reiterato doglianze già esaminate e disattese. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, non ravvisando ragioni di esonero.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 4, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    La disposizione è richiamata come norma incriminatrice contestata; la Corte ne ribadisce l'applicabilità alla coltivazione non destinata al solo uso personale, quando gli indici fattuali mostrino una destinazione alla cessione a terzi.

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    È la norma di riferimento per qualificare la condotta di coltivazione di stupefacenti; la Corte approva il ragionamento della sentenza di merito che ha escluso la destinazione esclusivamente personale.

  • Corte Cost., sent. n. 186/2000

    È richiamata per affermare che, in caso di inammissibilità del ricorso, segue la condanna al pagamento della somma in favore della Cassa delle ammende salvo ragioni di esonero.

Massime di principio

  • È inammissibile il ricorso per cassazione che si limiti a riprodurre censure già dedotte in appello senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata.
  • La coltivazione domestica di stupefacenti non può essere considerata lecita o neutra per il solo fatto di svolgersi in ambito abitativo: la destinazione all'uso personale va esclusa quando emergano elementi oggettivi sintomatici di un'attività organizzata, stabile e dotata di mezzi idonei alla produzione.
  • Per valutare la destinazione della coltivazione di stupefacenti rilevano gli indici fattuali complessivi, quali l'organizzazione del luogo, la dotazione di strumenti tecnici, il numero delle piante e la quantità di principio attivo o dosi ricavabili.
  • Il vizio di motivazione non può essere utilmente dedotto in cassazione quando la sentenza impugnata offra una spiegazione coerente e logica, sorretta anche da elementi dichiarativi e oggettivi, della responsabilità dell'imputato.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta, salvo cause di esonero, la condanna alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
IstitutiOnere della prova

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