Cassazione Penale, Sentenza n. 48748/2023 del 06/12/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione della Corte d'appello di Torino che, riformando il Tribunale di Novara, aveva prosciolto Cortese per calunnia e diffamazione perché i reati si erano estinti per prescrizione. Il motivo unico del ricorso denunciava violazione di legge: la Corte d'appello, nel computare il termine di prescrizione, non avrebbe tenuto conto della recidiva, che il primo giudice aveva ritenuto contestata (sebbene ne avesse escluso gli effetti sanzionatori). Il ricorrente sosteneva che la recidiva, pur disapplicata sotto il profilo sanzionatorio, avrebbe dovuto influire sul computo della prescrizione.
La decisione
La Corte (sezione suprema) ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il primo giudice avesse espressamente escluso gli effetti sanzionatori della recidiva e che, di conseguenza, la recidiva non fosse stata applicata. Seguendo un consolidato orientamento giurisprudenziale, la Corte ha affermato che la recidiva non può essere considerata ai fini del computo della prescrizione quando sia stata disapplicata; pertanto la Corte territoriale ha correttamente calcolato il termine di prescrizione senza tener conto della recidiva. Il provvedimento impugnato è stato confermato nei suoi effetti (proscioglimento per prescrizione) e il ricorso del Procuratore Generale è stato dichiarato inammissibile.
Norme richiamate
art. 23, comma 8, d.l. n. 137 del 2020
Consente il trattamento del ricorso senza l'intervento delle parti per specifiche misure temporanee; qui è richiamato per motivare l'esame del ricorso in assenza delle parti.
art. 94, comma 2, d.lgs. 150 del 2022
Richiamato nel testo come norma che proroga o regola la procedura connessa alle misure sopra citate; interpretazione applicativa utilizzata per confermare la legittimità della trattazione del ricorso senza presenza delle parti.
art. 5-duodecies, d.l. 162 del 2022, convertito con modificazioni dalla legge 199 del 2022
Norma richiamata nel quadro delle disposizioni transitorie o di proroga che consentono la trattazione del ricorso nelle condizioni indicate; usata per fondare la procedura adottata nella trattazione del ricorso.
Sez. U, n. 35738 del 27/05/2010, Calibè, Rv. 247839
Giurisprudenza di legittimità che stabilisce il principio secondo cui la recidiva, se disapplicata con esclusione dei suoi effetti sanzionatori, non può influire sul computo del termine di prescrizione.
Sez. LI, n. 20808 del 25/10/2018 (dep. 2019), Schettino, Rv. 275319
Conferma e chiarisce che la recidiva incide sul termine di prescrizione quando venga effettivamente applicata o quando, nel giudizio di comparazione, si ritenga che le attenuanti non prevalgano; ma non incide quando la recidiva è stata disapplicata.
Massime di principio
- La recidiva può influire sul computo della prescrizione solo se è stata effettivamente applicata dal giudice; una mera contestazione iniziale non è sufficiente.
- Se il giudice di primo grado esclude gli effetti sanzionatori della recidiva (disapplicazione), la recidiva non può essere presa in considerazione per allungare il termine prescrizionale.
- In caso di giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti (come la recidiva) e attenuanti, la recidiva incide sul calcolo della prescrizione solo se, dopo il confronto, risulta applicata o comunque rilevante nella motivazione; se invece è disapplicata non ha efficacia ai fini prescrizionali.
- Chi impugna il computo della prescrizione deve dimostrare che la recidiva è stata effettivamente applicata o che il giudice ha omesso di considerare correttamente la sua applicabilità; un errore meramente formale sulla contestazione non basta.
- È utile che i provvedimenti giudiziari riportino con chiarezza se la recidiva è stata applicata o disapplicata e le ragioni di tale scelta, perché ciò incide sul calcolo dei termini processuali e sulla possibilità di impugnazione.
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