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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 679/2024 del 09/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Firenze che aveva confermato la condanna per lavori edilizi abusivi e violazione del vincolo paesaggistico. Denunciano: (1) travisamento delle prove e mancanza di motivazione rispetto alla natura degli interventi (sostengono che la planimetria di vendita attestava una struttura in muratura e che i lavori sarebbero stati limitati a intonacatura e copertura); (2) erronea applicazione degli artt. 93 e 94 del d.P.R. n. 380/2001 e dell'art. 95 (deposito progetti presso il Genio Civile), sostenendo che si trattò di mero risanamento non soggetto a tali obblighi; (3) violazione degli artt. 136 e 146 del d.lgs. n. 42/2004 (vincolo paesaggistico), ovvero che non era richiesta autorizzazione paesaggistica per gli interventi contestati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Motivazione: i motivi sono aspecifici e non si confrontano con la ratio decidendi; il presunto travisamento delle prove non è stato reso decisivo o correttamente dedotto (richiamato il principio della "doppia conforme" e l'inderogabile devoluzione al giudice d'appello del vizio percettivo se non adeguatamente dedotto in appello). La Corte ha ritenuto provata la trasformazione della "capanna" fatiscente in manufatto con sostituzione di elementi portanti e copertura, configurando ristrutturazione edilizia che richiede i titoli abilitativi e l'autorizzazione paesaggistica. È stato inoltre ribadito che chi completa un'opera abusiva iniziata da altri concorre nell'unico reato edilizio. Il ricorso sul profilo paesaggistico è stato respinto in ragione del carattere di pericolo formale dell'art. 181 d.lgs. 42/2004. Conseguenze: dichiarazione di inammissibilità, condanna alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 380 del 2001 (Testo unico dell'edilizia)

    Gli artt. 93-95 e le disposizioni sul permesso di costruire e sulla DIA sono stati interpretati nel senso che la ristrutturazione che comporti sostituzione di elementi portanti e modifica della copertura richiede i titoli abilitativi e, se previsto, il deposito dei progetti (art. 95) presso il Genio Civile; la qualificazione dell'intervento come edilizia libera è esclusa quando vi sia incidenza su strutture portanti.

  • d.lgs. n. 42 del 2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio)

    Gli artt. 146 e 149 richiedono, per gli interventi di ristrutturazione edilizia in ambito sottoposto a vincolo paesaggistico, il preventivo rilascio dell'autorizzazione paesaggistica dall'Autorità competente; l'art. 181, comma 1, configura un reato di pericolo formale: non è necessario un danno effettivo al paesaggio affinché sussista il reato, salvo condotte inidonee in astratto a pregiudicarlo.

  • Codice di procedura penale

    art. 533, comma 1; art. 192, comma 1; art. 616

    Art. 533 e 192 richiamati in relazione alla motivazione e al travisamento delle prove; la Corte ha ritenuto i motivi aspecifici perché non si confrontano con la ratio decidendi. Art. 616 è stato invocato per la liquidazione delle spese e l'onere del versamento alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità attribuibile a colpa dei ricorrenti.

  • Codice penale

    art. 110, art. 81, comma finale

    Richiamati in relazione alla responsabilità in concorso per il reato urbanistico-edilizio: chi contribuisce al compimento dell'opera abusiva, anche completandola, concorre nel reato unitario.

  • D.L. 137/2020, art. 23 comma 8

    Norma procedurale richiamata per la trattazione del ricorso (disciplina temporanea/rapida adottata per taluni procedimenti).

Massime di principio

  • Se si completa o si interviene su un'opera abusiva iniziata da altri, si può essere ritenuti concorsi nell'unico reato urbanistico-edilizio: l'intervento va valutato unitariamente e non può essere "frazionato" per escludere responsabilità.
  • La Cassazione non riesamina i fatti liberamente quando vi sia una "doppia conforme" (cioè accertamento dei fatti condiviso da primo e secondo grado): i presunti travisamenti di prova devono essere stati dedotti e censurati in appello, altrimenti sono inammissibili in Cassazione.
  • Per qualificare un intervento come "ristrutturazione edilizia" rileva la sostituzione o modifica di elementi strutturali o della copertura: tali interventi richiedono i titoli abilitativi (permesso o DIA/Super-DIA) e, se in zona vincolata, l'autorizzazione paesaggistica.
  • L'art. 181 d.lgs. 42/2004 è norma di pericolo formale: non è necessario dimostrare un pregiudizio concreto al paesaggio; rileva l'idoneità astratta della condotta a compromettere il bene paesaggistico.
  • Le doglianze sulla motivazione devono confrontarsi puntualmente con la ratio decidendi; motivi aspecifici che non incidono sulla logica della decisione sono destinati all'inammissibilità.
  • La mancata produzione o il mancato deposito di progetti (ove obbligatorio) e la mancanza dell'autorizzazione paesaggistica possono integrare profili di illiceità anche se le opere appaiono tecnicamente limitate: la valutazione è sostanziale, non meramente formale.
  • Se il ricorso è dichiarato inammissibile e l'inammissibilità è ascrivibile a colpa del ricorrente, il giudice può condannare il ricorrente al pagamento delle spese e a una somma per la Cassa delle ammende ex art. 616 c.p.p.

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