Cassazione Civile, Sentenza n. 34267/2021 del 15/11/2021
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Verifica fiscale sulla "Costruzioni Piergallini e Pignotti s.r.l." per il 2004: l'Ufficio notificava avviso di accertamento con maggior reddito ricostruito in via analitico-induttiva (art. 39 d.P.R. n. 600/1973) e, trattandosi di società con base ristretta (due soci al 50%), applicava la presunzione di attribuzione agli stessi degli utili extracontabili, ripartendoli pro rata (con il limite del 40% previsto all'epoca). La società e il socio impugnavano l'accertamento; la CTP accoglieva il ricorso ritenendo che gli utili potessero considerarsi distribuiti solo se transitati in bilancio o formalmente deliberati, principio confermato dalla CTR in appello. L'Agenzia ricorreva in Cassazione denunciando violazioni di norme tributarie e di diritto civile e motivazione apparente sull'impossibilità di desumere presuntivamente la distribuzione agli azionisti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia. Ha ritenuto erronea la decisione della CTR perché non ha seguito l'orientamento consolidato secondo cui, in presenza di società di capitali a ristretta base partecipativa, è legittima la presunzione di attribuzione ai soci degli utili extracontabili accertati. La Suprema Corte ha affermato che il contribuente può disapplicare tale presunzione offrendo la prova che i maggiori ricavi non sono stati distribuiti (ad es. che sono stati accantonati o reinvestiti), ma che la mera deduzione di perdite contabili non è sufficiente. Conseguentemente la sentenza di merito è stata annullata e la causa rinviata alla CTR delle Marche perché si conformi al principio di diritto indicato.
Norme richiamate
d.P.R. n. 600/1973, art. 39
Consente all'Ufficio di ricostruire il reddito anche con metodi analitico-induttivi; la Corte conferma che l'accertamento induttivo legittima la formazione di presunzioni fiscali che il contribuente può poi contestare con prova contraria.
d.P.R. n. 914/1986, artt. 5 e 47
Citati nei motivi di ricorso: la CTR è stata censurata per aver erroneamente ritenuto abbandonata dall'Ufficio l'eccezione di inammissibilità e per aver interpretato in modo eccessivamente rigido la disciplina probatoria; la Corte non convalida tale approccio e richiama l'interpretazione conforme al principio di presunzione per le società a base ristretta.
Codice civile, artt. 2247, 2697, 2727, 2729
Richiamati nel contesto del regime delle presunzioni e dell'onere della prova; la Corte ribadisce che le presunzioni semplici (come quella di attribuzione agli soci in caso di base ristretta) sono ammesse e legittimano lo spostamento dell'onere probatorio sul contribuente.
d.lgs. n. 546/1992, artt. 1 e 36
Richiamati nei motivi processuali per censurare la motivazione della CTR; la Corte sottolinea l'obbligo di motivazione adeguata e la necessità che il giudice di merito applichi correttamente i principi probatori tributari.
Codice di procedura civile, artt. 132 (secondo comma), 360 (nn. 3,4,5)
Richiamati in relazione ai vizi di motivazione, di violazione di norme e di omesso esame di fatti decisivi; la Corte ha ritenuto fondati i rilievi dell'Ufficio in quanto la motivazione della CTR non è risultata conforme al principio di diritto consolidato.
Disposizioni attuative del CPC, art. 118
Richiamato in ordine ai criteri di motivazione e revisione in sede d'appello; la Corte segnala la necessità di motivazioni conformi alla giurisprudenza dominante.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione
Cass. V n. 5076/2011; n. 17928/2012; n. 27778/2017; n. 30069/2018; n. 27049/2019; Cass. VI-5 n. 24820/2021; Cass. 22 aprile 2009, n. 9519
La Corte ricorda l'orientamento consolidato: nelle società di capitali a base ristretta è legittima la presunzione che utili non contabilizzati siano stati attribuiti ai soci; il contribuente può confutare la presunzione con prove che mostrino accantonamenti o reinvestimenti, mentre non basta la sola deduzione di perdite contabili.
Massime di principio
- Nelle "società di capitali a ristretta base partecipativa" (poche quote detenute da pochi soci) è legittima la presunzione che utili extracontabili siano stati attribuiti ai soci; l'Amministrazione può quindi ripartire l'accertato sui soci.
- L'accertamento induttivo (art. 39 DPR 600/1973) è legittimo e può fondare presunzioni fiscali; tuttavia il contribuente conserva la possibilità di fornire prova contraria.
- Per superare la presunzione di distribuzione è necessario fornire prove concrete che i maggiori ricavi non siano stati distribuiti (es. documentazione di accantonamenti, reinvestimenti o scritture che dimostrino la destinazione dei proventi); la mera deduzione che l'esercizio abbia chiuso con perdite contabili non è sufficiente.
- Il giudice d'appello deve motivare in conformità all'orientamento consolidato della Cassazione; motivazioni contrarie a tale giurisprudenza possono essere annullate e rinviate.
- L'onere probatorio primario resta dell'Ufficio nel dimostrare gli elementi indicativi di maggior reddito; una volta stabiliti tali elementi e la ristrettezza della base societaria, si produce uno spostamento dell'onere sul contribuente per dimostrare l'assenza di distribuzione.
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