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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38654/2023 del 21/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza del Tribunale di Torino che aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP del Tribunale di Asti (30/01/2023). I capi contestati riguardano usura (capo 1), autoriciclaggio (capo 2, contestato a Seferovic Ferid) ed estorsione (capo 4). Le censure prospettate riguardano: vizio di motivazione nella valutazione dei gravi indizi di colpevolezza (affidabilità delle dichiarazioni delle persone offese, mancata considerazione di ricostruzioni difensive alternative e di specifiche intercettazioni documentali), e violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla sussistenza delle esigenze cautelari e all'adeguatezza della misura massima (sostegno che misure meno afflittive sarebbero sufficienti).

La decisione

La Corte ha dichiarato i ricorsi manifestamente infondati e generici e li ha ritenuti inammissibili. Ha motivato che i ricorrenti non si sono confrontati con i passaggi decisivi dell'ordinanza impugnata: il Tribunale aveva fondato il giudizio di attendibilità su numerosi riscontri (intercettazioni ambientali, documentazione bancaria che attesta bonifici e restituzioni con maggiorazione d'interessi, dichiarazioni di più persone legate alle vittime, e altri riscontri che integrano il reato di autoriciclaggio). Sui profili cautelari la Corte ha ritenuto non scalfite le valutazioni del Tribunale relative ai precedenti penali, alla gravità e non occasionalità delle condotte e all'inadeguatezza di misure meno afflittive. Per questi motivi i motivi sono stati ritenuti generici e non idonei a superare la motivazione impugnata. Conseguentemente i ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al versamento di euro tremila alla Cassa delle Ammende. La sentenza dispone gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1‑ter disp.att. cod. proc. pen. e reca motivazione semplificata.

Norme richiamate

  • art. 94, comma 1-ter disp.att. cod. proc. pen.

    art. 94, comma 1-ter disp.att.cod.proc.pen.

    Rinvio formale alla Cancelleria per gli adempimenti previsti; la disposizione viene applicata per le formalità connesse alla decisione e alla sua esecuzione amministrativa

Massime di principio

  • In sede di impugnazione avverso misure cautelari è necessario confrontarsi punto per punto con la motivazione del giudice di merito: contestazioni generiche o ricostruzioni alternative senza indicazione di come i fatti e le prove citate incidano sulla valutazione non sono idonee.
  • Per mettere in dubbio la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza occorre indicare elementi specifici e probanti (es. intercettazioni, documenti, testimonianze) che smentiscano i riscontri centrali citati dal giudice; la mera enunciazione di una versione alternativa è insufficiente.
  • Per impugnare la necessità della custodia cautelare è fondamentale affrontare le ragioni concrete addotte dal giudice (precedenti penali, ripetitività o non occasionalità della condotta, rischio di reiterazione o di inquinamento delle prove, possibilita' di porre in essere reati anche dall'interno di abitazioni) e proporre misure alternative adeguate e concretamente idonee a neutralizzare tali rischi.
  • La Corte di legittimità non svolge un nuovo esame di merito: deve verificare la correttezza del procedimento motivazionale e la specificità delle censure; pertanto l'impugnazione deve mirare a dimostrare errori di diritto o omissioni determinanti nella motivazione, non solo disaccordo sulla ricostruzione fattuale.
  • Quando si deduce l'inattendibilità di una persona offesa, occorre segnalare contraddizioni, incongruenze o elementi di prova che rendano inaffidabile la sua versione e spiegare perché tali elementi avrebbero dovuto incidere sulla decisione cautelare.

Testo integrale

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