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Cassazione Penale, Ordinanza n. 31420/2025 del 19/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che i motivi non erano specifici ma solo apparenti, in quanto riproducevano doglianze già esaminate e respinte in appello senza confrontarsi realmente con le ragioni della decisione. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Roma deducendo vizio di motivazione su due punti: 1) la mancata derubricazione della condotta nel reato di furto semplice ex art. 624 c.p.; 2) il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità ex art. 62 n. 4 c.p. Dalla motivazione emerge che la condotta contestata riguardava la sottrazione di merce di considerevole valore con uso di violenza fisica nei confronti dell'addetto alla sorveglianza. La Corte di cassazione ha ritenuto che entrambi i motivi fossero inammissibili perché meramente ripetitivi delle censure già svolte in appello, privi di specifico confronto con la decisione impugnata e non idonei a una critica argomentata della sentenza di merito.

Norme richiamate

  • art. 624 c.p.

    Norma invocata dal ricorrente per sostenere la derubricazione del fatto a furto semplice; la Corte non entra nel merito della qualificazione perché il motivo è inammissibile.

  • art. 62 n. 4 c.p.

    Norma invocata per il riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità; la Corte non esamina il merito perché la censura è inammissibile e, in ogni caso, la sentenza di merito aveva escluso il danno lieve per il considerevole valore della merce.

  • art. 591, comma 1, lett. c), c.p.p.

    È la base normativa dell'inammissibilità del ricorso per mancanza di specificità dei motivi, quando le censure si limitano a reiterare quelle già proposte in appello senza effettivo confronto con la motivazione impugnata.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità i motivi di ricorso devono essere specifici e devono confrontarsi in modo effettivo con le ragioni poste a base della decisione impugnata; la mera riproposizione delle doglianze già formulate in appello non è sufficiente.
  • Un ricorso per cassazione fondato su censure meramente apparenti, perché prive di autonoma critica argomentata rispetto alla sentenza di merito, è inammissibile ai sensi dell'art. 591, comma 1, lett. c), c.p.p.
  • Quando il giudice di merito abbia motivato in modo congruo e non illogico sulla sussistenza di una fattispecie più grave rispetto al furto semplice, valorizzando ad esempio l'uso di violenza nei confronti della persona offesa o di chi esercita la vigilanza, la censura di derubricazione non può essere accolta se non si misura puntualmente con tale motivazione.
  • La contestazione del mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità richiede di confrontarsi con la valutazione concreta del valore del bene sottratto e della lesione patrimoniale; in presenza di merce di considerevole valore, la censura difensiva è destinata a cadere se non evidenzia un vizio specifico della motivazione.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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