Sentenza n. 2028/2026 - Milano, Sezione 2
per l'annullamento - del provvedimento del 26 marzo 2024, notificato alla società in data 27 marzo 2024, con il quale la Direzione Rigenerazione Urbana - Area Pianificazione Urbanistica Generale - Unità Certificati Urbanistici del Comune di Milano ha rigettato la richiesta di rettifica del contenuto del certificato urbanistico rilasciato ai sensi dell’articolo 44 del Regolamento edilizio di Milano, n. 1197/2023, relativo all’immobile sito in via Tarvisio n. 23; - nonché, ove occorrer possa, del certificato urbanistico n. 1197/2023 e, comunque, di ogni altro atto e/o provvedimento presupposto, successivo e/o comunque connesso al provvedimento impugnato, ancorché sconosciuto.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di rettifica del certificato di destinazione urbanistica relativo a un'area sita in via Tarvisio n. 23, con impugnazione eventuale anche del certificato stesso
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società, promissaria acquirente dell'area, aveva richiesto il rilascio di un certificato di destinazione urbanistica ai sensi dell'art. 30 del d.P.R. n. 380/2001 e dell'art. 44 del regolamento edilizio di Milano. Dal certificato aveva appreso che l'area di sua interesse e quella adiacente, di proprietà di terzi, costituivano un unico lotto funzionale ai fini dell'applicazione degli indici urbanistici. A seguito di ricerche documentali, chiedeva al Comune la rettifica del certificato, lamentando errori nel suo contenuto. Il Comune respingeva la richiesta, confermando la correttezza del CDU. La società impugnava il diniego, nonché, ove occorresse, il certificato e gli atti presupposti e connessi, chiedendone l'annullamento. Il Comune eccepiva l'inammissibilità del ricorso e, comunque, la sua infondatezza.
La decisione
Il TAR ha accolto l'eccezione preliminare del Comune e ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il certificato di destinazione urbanistica ha natura meramente dichiarativa e ricognitiva, non costitutiva: si limita ad attestare dati e situazioni giuridiche derivanti da altri atti amministrativi, in particolare dagli strumenti urbanistici vigenti, come il piano di governo del territorio. Pertanto, il CDU non è autonomamente impugnabile, perché privo di lesività diretta e immediata; la lesione deriva eventualmente dagli strumenti urbanistici o dai successivi provvedimenti applicativi concretamente lesivi, che devono essere impugnati nei termini. Anche il diniego di rettifica, consistendo nella conferma del contenuto del certificato, non acquista autonoma lesività tale da rendere ammissibile il ricorso. Il Collegio ha inoltre valorizzato il fatto che l'art. 44 del regolamento edilizio consente all'operatore di sostituire il certificato comunale con un'attestazione del progettista corredata dalla documentazione necessaria, confermando la funzione dichiarativa del CDU. Le spese di lite sono state integralmente compensate per la peculiarità delle questioni e per il carattere meramente processuale della pronuncia.
Norme richiamate
art. 30 d.P.R. 380/2001
Il certificato di destinazione urbanistica attesta la destinazione urbanistica dell'area, senza costituire autonomamente la situazione giuridica certificata.
art. 30, comma 4, d.P.R. 380/2001
La possibilità di sostituire il certificato comunale con una dichiarazione o attestazione corredata dalla documentazione necessaria è stata valorizzata come conferma della natura meramente dichiarativa del CDU.
art. 44 del Regolamento edilizio di Milano
La disposizione consente all'operatore di sostituire la certificazione comunale con un'attestazione del progettista corredata da apposita documentazione, confermando la funzione ricognitiva del certificato.
artt. 7 e seguenti l.r. Lombardia n. 12/2005
Le disposizioni sono richiamate con riferimento al PGT, quale strumento urbanistico generale dal quale derivano le situazioni attestate nel CDU.
Massime di principio
- Il certificato di destinazione urbanistica ha natura meramente dichiarativa e ricognitiva: non costituisce né modifica le posizioni giuridiche urbanistiche, che derivano dagli strumenti urbanistici e dagli altri provvedimenti amministrativi presupposti.
- Il certificato di destinazione urbanistica, in quanto privo di autonoma efficacia provvedimentale e di lesività diretta e immediata, non è autonomamente impugnabile davanti al giudice amministrativo.
- Gli eventuali errori contenuti nel certificato di destinazione urbanistica possono essere sottoposti all'amministrazione per la rettifica; in alternativa, il privato deve impugnare gli atti urbanistici presupposti o i successivi provvedimenti applicativi concretamente lesivi, non il certificato in sé.
- Il diniego di rettifica che si limiti a confermare il contenuto del certificato di destinazione urbanistica non è autonomamente lesivo, sicché il ricorso contro tale diniego è inammissibile in assenza di un atto presupposto o successivo dotato di concreta lesività.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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