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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23052/2026 del 23/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso per cassazione, proposto nell'interesse dell'imputato, articolava due motivi: 1) vizio di motivazione in ordine alla dosimetria della pena (ossia carenza di adeguata motivazione sulla determinazione della misura della pena); 2) violazione dell'art. 597, comma 3, cod. proc. pen. e vizio di motivazione relativamente alla determinazione del trattamento sanzionatorio (in particolare si contestava che la Corte d'appello avesse modificato la pena pecuniaria in peius senza che il pubblico ministero avesse proposto appello).

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il primo motivo manifestamente infondato per mancata specificità e sufficiente motivazione della Corte di merito in rapporto ai criteri dell'art. 133 cod. pen. Il secondo motivo è stato ritenuto fondato limitatamente alla pena pecuniaria: la Corte d'appello, pur avendo correttamente compiuto il giudizio di bilanciamento sulle circostanze e rideterminato la pena detentiva a favore dell'imputato (un anno di reclusione), ha incrementato la multa rispetto a quanto deciso in primo grado (da euro 137 a euro 200) senza che il pubblico ministero avesse impugnato, violando così il divieto di reformatio in peius. Perciò la sentenza impugnata è stata annullata in parte qua senza rinvio con rideterminazione della pena pecuniaria in euro 137,00 di multa; è stata confermata la pena detentiva così come fissata dalla Corte d'appello; il ricorso è stato dichiarato inammissibile nel resto.

Norme richiamate

  • art. 624 cod. pen.

    Indica il delitto contestato (sottrazione o appropriazione indebita); usato per identificare il fatto-reato di cui è responsabile l'imputato

  • art. 625, comma 1, n. 2, cod. pen.

    Specificazione della fattispecie aggravata contestata; conferma la qualificazione giuridica del reato oggetto del giudizio

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena: la Corte di merito ha esplicitato il bilanciamento delle circostanze ex art. 133 e motivato la scelta della misura, considerandone la rilevanza nella dosimetria

  • art. 597, comma 3, cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione al divieto di reformatio in peius in assenza di impugnazione da parte del pubblico ministero; la Corte ha ritenuto violata tale disciplina laddove la multa è stata aumentata in sede d'appello senza appello del PM

  • art. 620, comma 1, lett. I) cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di cassazione, in caso di annullamento 'in parte qua', di provvedere direttamente alla rideterminazione della pena pecuniaria senza rinvio; applicata per rideterminare la multa a euro 137,00

Massime di principio

  • Il giudice d'appello può rivedere la dosimetria della pena purché motivi il bilanciamento delle circostanze secondo i criteri dell'art. 133 cod. pen.; motivazioni generiche o assertive non sono sufficienti.
  • È vietata la reformatio in peius: se il pubblico ministero non impugna la sentenza di primo grado, il giudice d'appello non può aggravare la posizione sanzionatoria (anche sotto forma di aumento della multa) dell'imputato.
  • Se la Corte d'appello aumenta una sanzione non impugnata dal PM, la cassazione può annullare la parte peggiorativa e rideterminare la pena nei limiti già fissati dal primo grado, avvalendosi dell'art. 620 cod. proc. pen.
  • I ricorsi per cassazione devono essere specifici e motivati; censure basate su enunciati assertivi o generici sono dichiarate manifestamente infondate o inammissibili.
  • Quando la Corte di merito compie un corretto giudizio di bilanciamento e riduce la pena detentiva rispetto al primo grado, tale riduzione è compatibile anche se contestualmente la Corte ha operato scelte diverse sulla pena pecuniaria, purché non si configuri reformatio in peius.

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