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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23042/2026 del 23/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del 02/04/2026 del Tribunale del riesame di L'Aquila che aveva confermato l'ordinanza del 12/03/2026 emessa dal GIP del Tribunale di Pescara, con la quale era stata applicata nei confronti di Sambuco Alessandro la misura cautelare della custodia in carcere per reati connessi alla normativa sugli stupefacenti (richiamati artt. 81, comma 2, e 99, comma 2, n. 3, c.p.; artt. 73 e 80, lett. g), d.P.R. n. 309/1990). Il ricorrente chiedeva la revoca o la sostituzione della misura cautelare; il Pubblico Ministero ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. Con l'ordinanza del 2 aprile 2026 il Tribunale del riesame ha confermato l'ordinanza del GIP del 12 marzo 2026 che aveva disposto la custodia in carcere nei confronti di Sambuco per i reati contestati. In sede decisoria (9 giugno 2026) il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali. È stato inoltre disposto l'invio degli atti alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disposizioni attuative del codice di procedura penale.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina i poteri del Tribunale del riesame in materia di misure cautelari; qui è stata la base giuridica per la conferma dell'ordinanza cautelare.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Disposizione procedurale sulla trasmissione/adempimenti a cura della cancelleria, eseguita a seguito della decisione.

  • art. 81, comma 2, cod. pen.

    Richiamato nel capo di imputazione; concerne profili di determinazione della pena (concorso di reati o criteri per il cumulo), indicazione utilizzata nella qualificazione giuridica complessiva delle condotte.

  • art. 99, comma 2, n. 3, cod. pen.

    Richiamato nel capo di imputazione; riguarda fattori che incidono sulla pena (circostanze aggravanti/recidiva o simili), rilevanti nella valutazione complessiva del quadro indiziario e del rischio di reiterazione.

  • art. 73 e art. 80, lett. g), d.P.R. n. 309/1990

    Norme del testo unico sugli stupefacenti che configurano il reato contestato e specifiche aggravanti/elementi fattuali; la qualificazione sotto questi articoli è il fondamento del provvedimento cautelare per pericolo di reiterazione e gravità del fatto.

Massime di principio

  • La conferma di una misura cautelare da parte del Tribunale del riesame richiede che permangano gravi indizi di colpevolezza e esigenze cautelari (pericolo di fuga, inquinamento delle prove, reiterazione). Se tali elementi sono adeguatamente documentati, il riesame tende a confermare la custodia in carcere.
  • In materia di reati legati agli stupefacenti, la gravità della condotta e le aggravanti previste dal DPR 309/1990 pesano fortemente nella valutazione delle esigenze cautelari: è più difficile ottenere la sostituzione della custodia con misure meno afflittive se sussistono elementi che configurano una grave pericolosità.
  • Per impugnare con efficacia una custodia cautelare è utile far emergere carenze nell'accertamento degli elementi indiziari, la sproporzione della misura rispetto al fatto, o l'esistenza di concrete alternative idonee (misure meno afflittive) che neutralizzino le esigenze cautelari.
  • Il Pubblico Ministero può chiedere il rigetto del ricorso e la sua opposizione rafforza la posizione della misura; la decisione del tribunale terrà conto sia della documentazione investigativa sia delle argomentazioni difensive sulla non sussistenza dei presupposti cautelari.
  • La condanna al pagamento delle spese processuali è frequente quando il ricorso viene rigettato; occorre considerare anche gli adempimenti formali (es. invio alla cancelleria) previsti dalla normativa processuale al termine del procedimento cautelare.

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