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Cassazione Penale, Ordinanza n. 09741/2025 del 10/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La difesa dell'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello che aveva confermato l'affermazione di responsabilità per il reato di tentata estorsione. Pur richiamando formalmente vizi di violazione di legge e vizio di motivazione, il ricorso si è in concreto risolto in una critica alla valutazione del materiale probatorio, ritenuto dalla difesa insufficiente e incerto, e alla supposta errata considerazione dell'assenza di riscontri tecnici, in particolare del mancato reperimento di impronte papillari sugli oggetti esaminati. La Corte ha rilevato che la motivazione d'appello era invece congrua, non illogica e fondata su plurimi elementi: denuncia della persona offesa, fotogrammi di videosorveglianza e riconoscimento del ricorrente da parte degli operanti, che lo conoscevano già.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che le censure investissero in realtà il merito della valutazione probatoria e non evidenziassero alcuna manifesta illogicità della motivazione della sentenza impugnata. Conseguentemente ha confermato l'esito di responsabilità per tentata estorsione e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.

    La deduzione di violazione di legge è stata richiamata formalmente, ma il ricorso non ha indicato un reale errore di diritto, limitandosi a contestare la valutazione del compendio probatorio.

  • art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.

    Il vizio di motivazione è sindacabile in cassazione solo se si traduce in manifesta illogicità decisiva della motivazione; non consente una nuova valutazione delle prove.

  • regola di giudizio dell'al di là di ogni ragionevole dubbio

    "al di là di ogni ragionevole dubbio"

    La sua violazione rileva in sede di legittimità solo quando si traduce in manifesta e decisiva illogicità della motivazione, non potendo la Cassazione sostituirsi al giudice di merito nell'apprezzamento delle prove.

  • art. 616 c.p.p.

    La declaratoria di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione, le doglianze che, pur formalmente prospettate come violazioni di legge o vizi motivazionali, mirano in realtà a ottenere una nuova lettura del compendio probatorio sono inammissibili se non evidenziano una manifesta illogicità della motivazione.
  • La regola dell'"al di là di ogni ragionevole dubbio" è oggetto di sindacato in legittimità solo nei limiti in cui la sua dedotta violazione si traduca in un vizio motivazionale decisivo; non attribuisce alla Corte di cassazione un potere di rivalutazione autonoma delle prove.
  • Il giudice di merito può fondare la decisione su alcune fonti di prova e non su altre, purché dia conto delle ragioni del proprio convincimento e degli elementi ritenuti decisivi.
  • L'assenza di un singolo riscontro tecnico, come il mancato reperimento di impronte, non è di per sé decisiva quando la motivazione si fondi su un quadro probatorio complessivo ritenuto coerente e attendibile.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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