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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34337/2023 del 03/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza di convalida dell'arresto in flagranza (16/05/2023) sostenendo inosservanza ed errata applicazione degli artt. 391, comma 7, e 128 c.p.p., per il presunto tardivo deposito dell'ordinanza: secondo il ricorrente il provvedimento sarebbe stato depositato il 24/05/2023, oltre il termine perentorio, e perciò chiede l'annullamento dell'arresto e di ogni suo atto conseguente

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, in parte per genericità (il motivo era formulato in modo non specifico e non contestava espressamente la misura cautelare) e in parte per manifesta infondatezza. Dalla documentazione è emerso che l'ordinanza di convalida era stata effettivamente depositata il 19/05/2023 alle ore 10:12, nei termini dell'art. 390 c.p.p.; la data del 24/05/2023 era la ricezione dell'avviso di deposito da parte del difensore, non il deposito dell'atto. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende, ai sensi degli artt. richiamati (tra cui art. 616 c.p.p.) e con gli adempimenti di cancelleria all'art. 94, comma 1‑ter delle disposizioni di attuazione

Norme richiamate

  • art. 391, comma 7 c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente per sostenere la invalidità del deposito tardivo; la Corte rileva che il vizio non è provato e che il deposito è avvenuto nei termini, perciò la norma non trova applicazione nella forma dedotta dal ricorrente

  • art. 128 c.p.p.

    Invocata dal ricorrente in relazione ai termini e alle formalità del procedimento; la Corte ritiene la censura generica e non precisa come la norma sarebbe stata violata, quindi la deduzione viene respinta

  • art. 390 c.p.p.

    Interpretata dalla Corte come norma che fissa il termine per il deposito dell'atto di convalida: il timbro di cancelleria (19/05/2023 ore 10:12) prova il deposito nel termine, distinguendo il momento del deposito dall'avviso di ricezione al difensore

  • art. 616 c.p.p.

    Applicata per la condanna alle spese del procedimento a carico del ricorrente in caso di ricorso inammissibile o infondato

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    Norma richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione (inoltro, comunicazioni), richiamata nel dispositivo per le formalità esecutive

Massime di principio

  • Il termine rilevante per valutare la tempestività del deposito di un provvedimento è la data e l'ora del timbro di cancelleria che attesta il deposito, non la data in cui il difensore riceve l'avviso di deposito
  • Un ricorso che deduca vizi processuali in modo generico o senza specificare i motivi relativi a ciascun atto impugnato è suscettibile di essere dichiarato inammissibile per genericità
  • Se si intende impugnare sia la convalida dell'arresto sia l'applicazione di misure cautelari, è necessario indicare chiaramente e distintamente le doglianze relative a ciascun provvedimento
  • La documentazione di cancelleria (timbri e annotazioni) ha valore probatorio essenziale per stabilire il rispetto dei termini procedurali
  • Il rigetto o l'inammissibilità del ricorso può comportare la condanna del ricorrente alle spese e a sanzioni pecuniarie (es. Cassa delle ammende) quando previsto dalle norme processuali

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