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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13561/2026 del 14/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Mattevi ha impugnato la sentenza d'appello che, in parziale riforma del primo grado, aveva dichiarato l'estinzione per remissione della querela dei reati di violenza privata e tentato furto aggravato, ma lo aveva condannato per il residuo reato di tentata estorsione a 1 anno e 7 mesi e a euro 1.000 di multa. Il ricorso deduceva: (i) omissione di pronuncia sulla prescrizione dei reati; (ii) irregolarità della trattazione scritta e mancata assunzione di una prova decisiva (testimone) richiesta; (iii) contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in relazione alla sussistenza dell'elemento oggettivo e soggettivo del reato di tentata estorsione (assenza di mezzi economici per acquistare l'immobile, mancanza di prova sul valore di mercato, incongruenze sulle condotte minacciose attribuite a Mattevi); (iv) le condotte di violenza privata, estinte per remissione della querela, non potevano rilevare ai fini della configurazione della tentata estorsione.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso in relazione all'insussistenza del fatto di tentata estorsione, ritenendo che la sentenza impugnata presenti torsioni logiche-giuridiche, contraddittorietà e mancata risposta alle deduzioni difensive, nonché una disconnessione rispetto alla ricostruzione del primo grado. Ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste, ritenendo superfluo un nuovo giudizio di merito in quanto non emergono elementi probatori ulteriori che possano modificare la valutazione.

Norme richiamate

  • art. 129, comma 1, cod. proc. pen.

    in ogni stato e grado del processo, il giudice, il quale riconosce che il fatto non sussiste ... lo dichiara di ufficio con sentenza

    Il giudice di legittimità ricorda che il giudice può dichiarare d'ufficio l'insussistenza del fatto e che la Corte di cassazione può pronunciare l'annullamento senza rinvio quando ritiene superfluo il rinvio e la decisione può fondarsi sugli elementi già acquisiti.

  • art. 620, lettera l), cod. proc. pen.

    ipotesi di annullamento senza rinvio

    La Corte ha richiamato l'istituto dell'annullamento senza rinvio quando non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto o il rinvio risulti superfluo per decidere la causa.

  • Giurisprudenza della Corte di cassazione (segnalate: Sez. Un., Sez. 6 e riferimenti vari)

    massime su sindacato del vizio di motivazione e su annullamento senza rinvio

    La Corte applica i principi secondo cui il giudice di legittimità verifica la correttezza logica della motivazione di merito, l'esame di tutte le deduzioni difensive e la necessità o meno di ulteriori accertamenti; se la motivazione è carente e il fatto non risulta provato, può annullare senza rinvio.

Massime di principio

  • Per la configurazione del reato di estorsione (anche tentata) è necessario provare sia l'elemento oggettivo (condotta idonea a costringere la vittima alla prestazione) sia l'elemento soggettivo (volontà di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto): carenze probatorie su uno di questi elementi comportano l'insussistenza del reato.
  • Condotte dichiarate estinte per remissione di querela non possono automaticamente costituire base rilevante per altri reati senza una autonoma e piena prova degli elementi costitutivi di quei reati.
  • Il giudice d'appello deve motivare esplicitamente le ragioni per non aver ammesso o rinnovato prove richieste dalle parti (es. escussione di testimoni); l'omessa valutazione di deduzioni difensive rilevanti può portare a cassazione per insufficiente motivazione.
  • La Corte di cassazione può annullare senza rinvio quando ritiene che, alla luce degli elementi processuali già acquisiti, il fatto non sussiste o non è possibile colmare il vuoto probatorio con un nuovo giudizio; in tali casi viene pronunciata l'insussistenza del fatto.
  • Nel sindacato di legittimità non si sostituisce la valutazione di merito, ma si verifica che i giudici di merito abbiano esaminato e motivato tutte le risultanze rilevanti in modo logico e non contraddittorio; difetti sostanziali di tale motivazione rendono la decisione annullabile.

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