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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20158/2023 del 11/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva rigettato la richiesta di riesame ex art. 309 c.p.p. avverso il provvedimento del GIP (5/4/2022) che aveva applicato la custodia cautelare in carcere a carico del Russo per omicidio (concorso e aggravante del metodo mafioso), detenzione/porto di pistola calibro .45 e ricettazione dell'autovettura utilizzata per l'omicidio. L'accusa sostiene che il Russo aveva il ruolo di "specchiettista" (avvisare i sicari del rientro della vittima) sulla base di intercettazioni WhatsApp, conversazioni ambientali, l'arrivo presso l'abitazione del presunto capo clan e riprese da telecamere che avrebbero documentato l'auto del Russo seguire la vittima poco prima dell'omicidio. I motivi di gravame del ricorrente contestavano: uso acritico del "copia-incolla" nella motivazione, errori di identificazione (soprannomi e voci), incongruenze temporali nelle riprese video, mancato sequestro del cellulare e mancanza di alibi (o alibi non considerato), insufficiente prova della partecipazione all'associazione (e contestazione dell'aggravante), e mancata valutazione dell'applicabilità di misure meno afflittive.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha ritenuto che le doglianze fossero per lo più un diverso apprezzamento del materiale probatorio non consentito in sede di legittimità e che il ricorrente non avesse specificato come l'eventuale mancata autonoma motivazione ("copia-incolla") avesse inciso causalmente sulla decisione. La Corte ha confermato la congruenza e la logica delle motivazioni del Tribunale del riesame, che ha valutato complessivamente telecamere, intercettazioni e altre risultanze e ha risposto alle obiezioni difensive. Ha inoltre ritenuto legittima la scelta della misura custodiale alla luce della presunzione prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p. per reati di particolare gravità e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 309 c.p.p.

    Norma che disciplina il riesame delle misure cautelari: il ricorso per riesame è la via esperita prima del provvedimento del Tribunale del riesame; qui il provvedimento impugnato era un'ordinanza di rigetto della richiesta di riesame.

  • artt. 110, 112 n.1, 575-577, comma 1, n.3, 416-bis.1 c.p.

    Norme del codice penale richiamate nell'imputazione: concorso (art.110), partecipazione (art.112), omicidio (575) e circostanze aggravanti/omicidio aggravato (577), aggravante del "metodo mafioso" o analoghe fattispecie aggravate (art. 416-bis.1) in relazione al contesto di clan.

  • art. 273 c.p.p.

    Disciplina la valutazione dei "gravi indizi di colpevolezza"; la Corte ricorda che in Cassazione tali censure sono valutabili solo se rilevano violazioni di legge o manifesta illogicità della motivazione.

  • art. 274 c.p.p.

    Individua le esigenze cautelari (inidoneità della misura meno afflittiva, pericolo di fuga, inquinamento probatorio, reiterazione del reato). La Corte ha ritenuto adeguatamente motivate le esigenze espresse dal Tribunale del riesame.

  • art. 275, comma 3, c.p.p.

    Prevede la presunzione relativa circa la sussistenza delle esigenze cautelari e l'adeguatezza della custodia in carcere per reati particolarmente gravi; la Corte ha ritenuto applicabile la presunzione, rendendo la custodia carceraria la misura adeguata.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p.

    Norme che regolano le doglianze ammissibili in Cassazione: il ricorso deve indicare violazioni di legge o manifesta illogicità della motivazione; la Corte ha ritenuto le censure generiche o consistenti in diversa valutazione del fatto, non consentite in sede di legittimità.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti né riformula la valutazione probatoria: in materia di misure cautelari il controllo è limitato a verificare vizi di legge o manifesta illogicità della motivazione, non a proporre una diversa lettura degli stessi elementi.
  • L'uso di tecniche redazionali come il "copia-incolla" non comporta di per sé nullità o vizio della motivazione: occorre dimostrare specificamente in quale modo l'assenza di autonoma valutazione abbia inciso causalmente sulla decisione.
  • Per reati di particolare gravità opera la presunzione di necessità e adeguatezza della custodia in carcere (art. 275, comma 3 c.p.p.): la difesa deve apportare elementi concreti e specifici idonei a superare tale presunzione per ottenere misure meno afflittive.
  • Elementi indiziari concatenati (intercettazioni, ricostruzione cronologica dalle telecamere, collegamenti tra contatti telefonici e spostamenti) possono risultare determinanti per la sussistenza dei gravi indizi; le obiezioni difensive che propongono letture alternative devono dimostrare la manifesta illogicità della motivazione per essere rilevanti in Cassazione.
  • Per contestare l'identificazione tramite intercettazioni o soprannomi è importante fornire prove che svuotino la relazione di significato (es. documentazione alibi robusta, acquisizione del contenuto del cellulare, fonica comparativa), poiché mere ipotesi alternative non bastano in sede di legittimità.
  • Le doglianze generiche o che si limitano a richiedere un diverso apprezzamento degli elementi investigativi sono inammissibili in Cassazione: la difesa deve indicare specifiche norme violate o punti della motivazione manifestamente illogici.

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