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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46291/2022 del 07/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza di appello che confermava la sua responsabilità per ricettazione e per l'utilizzo di una carta bancomat di provenienza illecita. Deduce: (1) violazione dell'art.55, comma 9, d.lgs. n.231/2007 e dell'art.2, comma 4, cod. pen., sostenendo che l'intervento normativo (introduzione dell'art.493-ter c.p.) avrebbe trasformato la fattispecie in un "reato proprio" riservato a soggetti qualificati; (2) violazione dell'art.125 c.p.p. per carenza di motivazione circa l'aumento di pena attribuito alle più condotte unificate per continuazione e per l'entità degli incrementi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo manifestamente infondato: la fattispecie in questione non è mai stata qualificata come "reato proprio" né prima né dopo l'entrata in vigore del d.lgs. 21/2018, e il ricorrente non ha indicato quale qualifica specifica sarebbe richiesta. Il secondo motivo è inammissibile per mancata deduzione in appello; la Corte ha comunque ritenuto congrua la motivazione sull'aumento di pena (un anno) dato il numero delle condotte (quattro) unificate per continuazione interna. Per questi motivi il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • decreto legislativo n. 231/2007 art. 55, comma 9

    La Corte ha ritenuto che l'abrogazione/menzione della norma in relazione al d.lgs. 21/2018 non produca effetto di trasformazione in reato proprio per la fattispecie contestata; non è stata accolta l'eccezione di abolitio criminis o di variazione della natura soggettiva del reato.

  • art. 2, comma 4, codice penale

    La censura sul richiamo a questa norma, finalizzata a sostenere la trasformazione della fattispecie in reato proprio, è stata rigettata per mancanza di concretezza e perché la fattispecie non richiede una qualifica soggettiva specifica.

  • articolo 493-ter codice penale

    L'introduzione dell'art. 493-ter non è stata ritenuta idonea a cambiare la natura dell'illecito in modo da escludere la responsabilità del ricorrente: la norma non trasforma la fattispecie in reato riservato esclusivamente a soggetti qualificati.

  • art. 125 codice di procedura penale

    La Corte ha osservato che il motivo relativo alla carenza di motivazione sulla determinazione degli aumenti di pena era inammissibile perché non dedotto in appello; comunque la Corte ha ritenuto adeguata la motivazione data in ordine all'aumento di pena in relazione alla continuazione.

  • decreto legislativo 21/2018

    Secondo la Corte, l'attuazione della riserva di codice operata dal d.lgs. 21/2018 non ha alterato la natura della fattispecie in senso di reato proprio nell'ipotesi concreta; la continuità normativa non produce l'abolitio criminis invocata dal ricorrente.

Massime di principio

  • La mera riformulazione normativa non implica automaticamente che un reato diventi "proprio"; chi sostiene tale trasformazione deve indicare in modo puntuale quale qualifica soggettiva venga ora richiesta dalla norma.
  • Le modifiche legislative che ridefiniscono fattispecie penali vanno valutate concretamente per verificare se vi sia stata una abolizione del fatto-reato o solo una riorganizzazione normativa; in mancanza di una modificazione degli elementi essenziali del reato, la responsabilità pregressa permane.
  • I motivi di censura sulla determinazione della pena e sugli aumenti per continuazione devono essere dedotti tempestivamente nel grado di giudizio competente (es. in appello) per essere valorizzati in Cassazione; questioni non sollevate nei termini sono spesso dichiarate inammissibili.
  • Il giudice deve motivare sia la determinazione della pena base sia gli eventuali aumenti; tuttavia, se la motivazione complessiva delle decisioni di merito risulta sufficiente a giustificare l'incremento, la Cassazione può ritenere la motivazione adeguata anche se non analitica su ogni singolo punto.
  • Nelle impugnazioni contro sentenze per reati con più condotte unificate per continuazione, è utile spiegare nel dettaglio il disvalore di ciascuna condotta e fornire elementi specifici per contestare la congruità dell'aumento della pena.

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