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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45292/2024 del 10/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale di Bari che, su istanza ex art. 671 c.p.p., aveva applicato la disciplina della continuazione fra due condanne irrevocabili di Matarrese. Il ricorso denunciava violazione dell'art. 665, comma 2, c.p.p., sostenendo che la competenza a decidere in materia di esecuzione spettava alla Corte d'Appello di Bari perché, nella sentenza di giudizio di legittimità più recente, la Corte d'Appello aveva rideterminato il confronto tra circostanze (riconoscendo la prevalenza di attenuanti generiche per molti coimputati), configurando una riforma sostanziale della sentenza e non una mera determinazione della pena. Perciò, per il principio di unitarietà dell'esecuzione, la competenza doveva estendersi a tutti gli imputati anche se per alcuni la decisione di primo grado era stata confermata. In subordine il ricorrente censurava un errore nel calcolo della pena, ritenendo che la pena rilevante per l'aumento fosse quella inflitta con la seconda sentenza collegiale e non la prima.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato. Ha stabilito che, quando il giudice d'appello riconosce le circostanze attenuanti generiche o modifica il giudizio di comparazione tra aggravanti e attenuanti, si configura una riforma sostanziale della sentenza tale da attribuire la competenza per la fase esecutiva alla Corte d'appello ai sensi dell'art. 665, comma 2, c.p.p. Inoltre, per il principio dell'unitarietà dell'esecuzione, tale competenza si estende a tutti i coimputati anche se per alcuni la decisione di primo grado è stata confermata. Ne consegue che il Tribunale di Bari era funzionalmente incompetente; l'ordinanza impugnata è stata annullata senza rinvio e gli atti trasmessi alla Corte d'Appello di Bari, decisione che assorbe anche la doglianza sul calcolo della pena.

Norme richiamate

  • art. 665 cod. proc. pen.

    art. 665, comma 2, cod. proc. pen.

    La Corte interpreta il comma 2 come attribuente la competenza per la fase esecutiva alla Corte d'appello quando quest'ultima, in sede di cognizione, ha operato una riforma sostanziale della pronuncia di primo grado (ad es. riconoscimento di attenuanti generiche o modifica del giudizio di comparazione fra circostanze).

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma citata come titolo della richiesta di applicazione della disciplina della continuazione; l'ordinanza impugnata era stata resa su istanza presentata ai sensi di tale articolo ma la Corte rileva che la competenza per decidere su tale istanza spettava all'autorità indicata dall'art. 665, comma 2.

  • principio dell'unitarietà dell'esecuzione (giurisprudenza)

    Principio giurisprudenziale secondo cui, nei procedimenti con pluralità di imputati, la competenza del giudice d'appello 'in executivis' va affermata anche rispetto agli imputati per i quali la sentenza di primo grado è stata confermata, estendendo così la competenza dell'appello a tutti i coimputati.

Massime di principio

  • Se la Corte d'appello, in sede di cognizione, riconosce attenuanti generiche o modifica il confronto tra aggravanti e attenuanti, quella modifica è considerata una riforma sostanziale e attribuisce la competenza per l'esecuzione alla Corte d'appello (art. 665, comma 2 c.p.p.).
  • Nei procedimenti con più imputati la regola dell'unitarietà dell'esecuzione estende la competenza dell'autorità chiamata a decidere in esecuzione anche ai coimputati per i quali la sentenza di primo grado è stata confermata; dunque la competenza va valutata in funzione della decisione complessiva nel giudizio di merito.
  • Se il giudice dell'esecuzione decide pur essendo funzionalmente incompetente, il provvedimento è annullabile senza rinvio e gli atti devono essere trasmessi all'autorità competente.
  • Le questioni sostanziali sulla determinazione della pena (es. quale sentenza assume rilievo per la continuazione) possono essere assorbite dalla statuizione relativa alla competenza: prima va risolta la questione di competenza.
  • Per chi impugna o per chi chiede l'applicazione della continuazione: verificare sempre se in sede di impugnazione vi siano state modifiche del confronto tra circostanze o riconoscimento di attenuanti generiche, perché ciò può spostare la competenza alla Corte d'appello e imporre che la domanda esecutiva sia rivolta a tale giudice.

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