Sentenza del 17/06/2020 n. 406 - Comm. Trib. Reg. per la Liguria
Varie - violazioni tributarie - annullabilità delle sanzioni - condizioni - comportamento fraudolento del consulente - comportamento diligente del contribuente - necessitano entrambe
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L’Agenzia ha impugnato la sentenza n. 310/03/17 della C.T.P. di Savona, pronunciata il 17 maggio 2017, nella parte in cui aveva escluso le sanzioni relative all’avviso di accertamento sul reddito di partecipazione della contribuente. La società aveva affidato ad A S S.r.l. la presentazione della dichiarazione dei redditi e ne aveva pagato le competenze, ma la dichiarazione era stata omessa; era stata presentata una querela per truffa. Secondo l’Ufficio, la contribuente era comunque responsabile per negligenza, perché avrebbe dovuto verificare l’effettiva trasmissione della dichiarazione e procurarsi la ricevuta. L’appello chiedeva anche, in via preliminare, la riunione con il giudizio relativo al 2011.
La decisione
La Commissione Tributaria Regionale ha accolto l’appello dell’Agenzia e riformato parzialmente la sentenza di primo grado, dichiarando dovute le sanzioni, da liquidare nel minimo edittale. Ha ritenuto che l’esclusione delle sanzioni per la condotta del consulente richiedesse la prova sia della frode del professionista sia della diligente vigilanza del contribuente: la sola denuncia penale non era sufficiente. Ha inoltre valorizzato l’omissione per due esercizi consecutivi e l’assenza di artifici del professionista, non ravvisabili nella mera richiesta di pagamento delle competenze. La contribuente è stata condannata alle spese del grado, liquidate in 1.500 euro. Il testo non riferisce una decisione espressa sulla richiesta preliminare di riunione.
Norme richiamate
Articolo 5 del D.Lgs. n. 472/1997 (principio di colpevolezza nelle sanzioni tributarie)
Il contribuente che invoca l'annullamento delle sanzioni irrogate, a seguito di violazioni riconducibili al commercialista, deve dimostrare, da un lato, di aver diligentemente controllato l'operato del professionista, dall'altro il comportamento fraudolento di quest'ultimo.
Per escludere le sanzioni a causa della condotta del consulente, il contribuente deve provare congiuntamente la frode del professionista e la propria diligente vigilanza sull’incarico; la sola denuncia penale non basta.
Massime di principio
- L’affidamento degli adempimenti fiscali a un consulente non esonera automaticamente il contribuente dalle sanzioni per dichiarazioni omesse o violazioni tributarie.
- Per ottenere l’annullamento delle sanzioni imputando la violazione al consulente, occorre dimostrare sia una condotta fraudolenta del professionista sia controlli diligenti sull’esecuzione dell’incarico.
- La presentazione di una denuncia penale, da sola, non prova né la frode del consulente né la diligenza del contribuente; è rilevante verificare l’effettiva trasmissione della dichiarazione e conservarne la ricevuta.
- Omissioni ripetute per più esercizi possono indicare una vigilanza insufficiente; il semplice pagamento delle competenze del professionista non costituisce, di per sé, un artificio fraudolento.
- Nel caso deciso, pur essendo dovute le sanzioni, la loro liquidazione è stata limitata al minimo edittale.
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