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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40553/2024 del 05/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione con tre motivi: 1) vizio di violazione di legge relativo all'art. 452‑quaterdecies c.p. (traffico illecito di rifiuti), deducendo che non vi sarebbe stato un effettivo conferimento di rifiuti ma solo trasporti simulati, che le società erano autorizzate e che l'eventuale carenza autorizzativa sarebbe solo formale; 2) vizio in relazione all'art. 416 c.p. (associazione per delinquere) e mancata distinzione tra il reato associativo e il reato ambientale, con contestazione del concorso tra le fattispecie e del diverso dolo richiesto; 3) violazione degli artt. 292 e 125 c.p.p. per presunta carenza di autonoma motivazione del Gip e mancata specificazione dei pericoli cautelari (inquinamento probatorio e pericolo di reiterazione).

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondate le censure di merito (improprie in sede di legittimità) e conformi i giudizi di merito ai principi di diritto. Sulla questione del concorso tra art. 416 c.p. e art. 452‑quaterdecies c.p. la Corte ha richiamato la giurisprudenza che ammette la concorrenza purché sussistano autonomamente gli elementi di entrambe le fattispecie e ha confermato la ricostruzione del Tribunale che ha individuato struttura organizzativa, programma criminoso indeterminato, vincolo associativo e reiterazione di operazioni illecite. Ha inoltre respinto le censure sulla sussistenza del reato ambientale rilevando plurime operazioni illecite (trasporto, smaltimento illecito, scarichi in corpi idrici) e l'importanza dell'assenza di autorizzazione. Il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese del procedimento (art. 616 c.p.p.) e disposto il versamento, in via equitativa, di euro 3.000,00 (sentenza incompleta nel testo rispetto al beneficiario finale).

Norme richiamate

  • art. 416 c.p.

    Reato di associazione per delinquere richiede vincolo associativo stabile, indeterminatezza del programma criminoso e struttura organizzativa; la sua sussistenza è autonoma rispetto ai reati fine e può concorrere con il delitto ambientale se presenti gli elementi costitutivi di entrambi.

  • art. 452‑quaterdecies c.p. (ex D.Lgs. n.152/2006 art.260)

    art. 452‑quaterdecies c.p.; D.Lgs. n.152/2006, art.260

    Delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti è reato abituale che richiede pluralità di operazioni in continuità e l'allestimento di mezzi/attività organizzate; può essere integrato anche da una sola delle fasi del ciclo e non richiede necessariamente pluralità di soggetti; occorre gestione abusiva di ingenti quantitativi e finalità di profitto (anche risparmio costi).

  • art. 452‑octies c.p.

    Prevede aggravanti quando l'associazione di cui all'art. 416 è diretta anche a commettere delitti in materia ambientale o quando è finalizzata a controllo di attività economiche/approvvigionamenti appalti ambientali; usata dalla Corte per confermare possibile collegamento tra associazione e delitti ambientali.

  • art. 292 c.p.p.

    Regola i motivi nuovi in sede di riesame; la Corte ha ritenuto inammissibile la censura oscura e non specificata relativa alla mancata autonoma valutazione del Gip, richiedendo che il ricorrente specifichi contenuto e decisività dei motivi.

  • art. 125 c.p.p.

    Norma sulle misure cautelari e relativo procedimento: la Corte ha valutato correttamente la disamina delle esigenze cautelari e la differenziazione delle misure adottate rispetto alla richiesta del P.M.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che dispone le spese di lite in caso di inammissibilità del ricorso; applicata per condannare il ricorrente alle spese del procedimento.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 186/2000

    Corte Cost. n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata in relazione alla determinazione equitativa delle somme dovute dal ricorrente, con valutazione della colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • La configurazione dell'art. 452‑quaterdecies c.p. richiede una pluralità di operazioni in continuità e l'allestimento di mezzi/attività organizzate, ma può riguardare anche una sola fase del ciclo dei rifiuti se svolta in forma organizzata; non è necessario che tutte le operazioni coinvolgano più soggetti.
  • Il reato di associazione per delinquere (art. 416) e il delitto ambientale (art. 452‑quaterdecies) possono concorrere: è però necessaria la sussistenza autonoma degli elementi costitutivi di entrambe le fattispecie (vincolo associativo stabile e indeterminatezza del programma vs. pluralità di operazioni e struttura organizzativa per il traffico di rifiuti).
  • L'assenza di autorizzazioni o la gestione abusiva ha rilevanza penale significativa nell'ambito dei reati ambientali e non può essere considerata irrilevante se connessa alle dinamiche illecite contestate.
  • In sede di legittimità le censure che si limitano a rivalutare il merito probatorio o a proporre spiegazioni alternative dei fatti sono inammissibili; il ricorrente deve indicare vizi di diritto manifesti o errori di motivazione specifici e decisivi.
  • Quando si deduce omessa o carente motivazione del giudice di merito, in cassazione è necessario specificare il contenuto dell'impugnazione e la decisività del motivo trascurato; affermazioni generiche o autoreferenziali sono inammissibili.
  • Le decisioni che valutano esigenze cautelari devono evidenziare i pericoli concreti (inquinamento probatorio, pericolo di reiterazione) con argomentazioni puntuali; tuttavia la Corte di legittimità richiede la specificità della censura per sindacarne la correttezza.

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