Cassazione Penale, Ordinanza n. 28026/2026 del 24/07/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali, oltre alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. La condanna di appello per evasione è rimasta ferma.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello che lo aveva condannato per evasione. I motivi riguardavano il giudizio di responsabilità, la sussistenza del dolo, la qualificazione giuridica del fatto e il trattamento sanzionatorio. La Corte ha rilevato che le censure erano, da un lato, meramente riproduttive di questioni già esaminate dai giudici di merito e, in sostanza, miravano a ottenere una nuova valutazione delle prove e una diversa ricostruzione dei fatti; dall'altro, erano generiche perché non si confrontavano con la motivazione della sentenza impugnata.
Norme richiamate
Norma incriminatrice richiamata come base della condanna per evasione oggetto di ricorso.
Massime di principio
- In sede di legittimità sono inammissibili i motivi che si limitino a riproporre censure già esaminate dai giudici di merito, senza indicare specifici vizi della motivazione.
- Il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere una rivalutazione del compendio probatorio o una ricostruzione alternativa dei fatti.
- Le censure sono inammissibili quando risultano generiche e non si confrontano con la motivazione della sentenza impugnata.
- Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende nei limiti stabiliti dalla legge.
Come è indicizzato
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