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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47333/2024 del 23/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Viotti impugna la conferma della condanna per furto in abitazione aggravato e deduce due censure: 1) violazione di legge per il rigetto della richiesta di sostituzione della pena detentiva breve con lavoro di pubblica utilità, lamentando che la Corte di appello ha negato il beneficio sulla base della mancata osservanza di un Protocollo interno invece che sulla normativa vigente; 2) vizio di motivazione, perché la Corte territoriale non ha fornito ragioni concrete e parametriche (art. 133 c.p. e art. 58 L. 689/1981) del diniego della pena sostitutiva

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato la disciplina introdotta dal d.lgs. n.150/2022 (art. 545‑bis c.p.p.) e le regole delle pene sostitutive (art. 58 L. 689/1981; art. 20‑bis c.p.), affermando che, sebbene la sostituzione della pena detentiva breve sia rimessa alla discrezionalità del giudice, il diniego deve essere motivato sulla base dei criteri di cui all'art. 133 c.p. e valutare l'idoneità della pena sostitutiva alla rieducazione e alla prevenzione della recidiva. La Corte ha inoltre chiarito che l'acquisizione di documentazione dall'UEPE o altri è facoltativa ai sensi dell'art. 545‑bis e che protocolli locali non possono imporre oneri a pena di inammissibilità. Per carenza di motivazione sulla valutazione dei presupposti per la sostituzione, la sentenza impugnata è annullata limitatamente alla valutazione della sostituibilità della pena e rinviata per nuovo esame ad altra sezione della Corte d'Appello di Milano

Norme richiamate

  • art. 545‑bis cod. proc. pen. (d.lgs. n.150/2022)

    nei casi in cui sia stata applicata una pena detentiva non superiore a quattro anni, subito dopo la lettura del dispositivo il giudice, se ricorrono le condizioni per sostituire la pena, ne dà avviso alle parti; il giudice può acquisire informazioni dall'UEPE o dalla polizia giudiziaria e le parti possono depositare documentazione

    dispositivo a struttura bifasica: il giudice deve valutare la sussistenza delle condizioni e può, se ritiene necessario, chiedere acquisizioni; tuttavia l'acquisizione è facoltativa e non può trasformare un'omissione documentale in causa di inammissibilità

  • art. 58 L. n.689/1981

    il giudice, tenuto conto dei criteri dell'art. 133 c.p., se non ordina la sospensione condizionale, può applicare le pene sostitutive quando risultano più idonee alla rieducazione del condannato e quando assicurano la prevenzione del pericolo di commissione di altri reati

    attribuisce al giudice un potere discrezionale di scelta della pena sostitutiva ma impone che la decisione sia motivata sulla rieducazione e sulla prevenzione della recidiva, con riferimento ai criteri dell'art. 133 c.p.

  • art. 20‑bis cod. pen.

    elenca le tipologie di pene sostitutive delle pene detentive brevi (semilibertà, detenzione domiciliare sostitutiva, lavoro di pubblica utilità, pena pecuniaria) e le inquadra nella parte generale del sistema sanzionatorio

  • art. 133 cod. pen.

    criteri per la determinazione della pena che devono essere considerati dal giudice nella valutazione della meritevolezza e dell'idoneità della pena sostitutiva

  • d.lgs. n.150/2022 (riforma Cartabia)

    ha introdotto l'art. 545‑bis c.p.p. e ha riorientato la disciplina verso una maggiore valorizzazione delle pene sostitutive per le pene detentive brevi

  • art. 53 L. n.689/1981

    disciplina storica delle sanzioni sostitutive a cui la normativa più recente si richiama; la valutazione dell'applicabilità rimane discrezionale ma soggetta a motivazione

Massime di principio

  • La sostituzione della pena detentiva breve con una pena alternativa è potere discrezionale del giudice, non un diritto automatico dell'imputato, ma il diniego richiede motivazione esplicita e articolata sui criteri dell'art. 133 c.p. (personalità del condannato, modalità del fatto, finalità rieducative, prevenzione della recidiva).
  • L'art. 545‑bis c.p.p. introduce una fase 'bifasica' in cui il giudice valuta subito dopo il dispositivo l'opportunità di pene sostitutive e può acquisire informazioni dall'UEPE; tuttavia l'acquisizione è facoltativa e non può essere trasformata in condizione di inammissibilità dalla Corte mediante protocolli locali.
  • Protocolli interni, accordi con Ordine degli Avvocati o simili non possono derogare alle norme processuali: non possono imporre oneri a pena di inammissibilità né sostituire la motivazione richiesta dalla legge.
  • Se il giudice rifiuta una pena sostitutiva senza adeguata motivazione rispetto ai criteri di legge, la decisione è annullabile in Cassazione e il rimedio tipico è l'annullamento con rinvio per nuovo esame.
  • In casi analoghi il giudice dovrà, se necessario, disporre acquisizioni (UEPE, polizia giudiziaria) e consentire il deposito di documenti entro i termini previsti, ma resta suo compito valutare la completezza degli elementi e motivare la scelta in ordine all'idoneità della pena alternativa.

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