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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14487/2026 del 21/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la sentenza di patteggiamento per omessa pronuncia del giudice sulla richiesta, concordata tra le parti e accompagnata dal parere favorevole del P.M., di sostituzione della pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità. Si è denunciata una mancata correlazione tra la richiesta di patteggiamento e il dispositivo della sentenza, ai sensi dell'art. 448, comma 2-bis c.p.p., poiché il giudice ha accolto il patteggiamento senza decidere sulla sostituzione della pena prevista nell'accordo.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso, ritenendo che l'omessa pronuncia sulla sostituzione della pena non sia mera svista emendabile ai sensi dell'art. 130 c.p.p., posto che il giudice è comunque tenuto a valutare e motivare l'ammissibilità della sanzione sostitutiva. Perciò la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio e gli atti sono stati trasmessi al G.i.p. presso il Tribunale di Matera, che dovrà verificare se accogliere nuovamente la richiesta di patteggiamento comprensiva della sostituzione o respingerla.

Norme richiamate

  • art. 337 cod. pen.

    Richiamato come della fattispecie penalmente contestata all'imputato; qui non oggetto di interpretazione decisoria specifica.

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato in riferimento alla pluralità di reati contestati (concorso di norme), non oggetto di specifica interpretazione nella decisione di annullamento.

  • art. 583-quater cod. pen.

    Indicato fra le norme penalmente violate nell'imputazione; non è stata data interpretazione sostanziale nella motivazione dell'annullamento.

  • art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen.

    Usato per evidenziare il principio di correlazione tra l'accordo di patteggiamento proposto dalle parti e la sentenza del giudice: il giudice deve pronunciarsi sulle modalità e sulle misure concordate, e l'omessa pronuncia integra un vizio che legittima l'annullamento.

  • art. 130 c.p.p.

    Riferito come limite alla possibilità di correggere errori materiali; la Corte ha ritenuto che l'omessa pronuncia sulla sostituzione della pena non sia un mero errore materiale emendabile ai sensi di questa norma.

  • Sez. 4, Sentenza n. 5357 del 04/02/2020 Rv. 278444 - 01 (giurisprudenza citata)

    Precedente richiamato per affermare che l'assenza di motivazione su benefici richiesti nell'accordo di applicazione della pena giustifica l'annullamento senza rinvio per consentire alle parti di rinegoziare l'accordo o proseguire il giudizio in forma ordinaria.

Massime di principio

  • Quando un patteggiamento comprende misure accessorie o sostitutive della pena (es. sostituzione della pena detentiva con lavoro di pubblica utilità), il giudice deve esprimersi esplicitamente e motivatamente su tali richieste.
  • L'omessa pronuncia del giudice su una misura concordata nel patteggiamento non può essere considerata un mero errore materiale correggibile ex art. 130 c.p.p. e può determinare l'annullamento della sentenza.
  • L'annullamento, se disposto, può essere pronunciato senza rinvio con trasmissione degli atti al G.i.p. competente, per consentire la rinegoziazione dell'accordo o la prosecuzione del procedimento nelle forme ordinarie.
  • Il parere favorevole del P.M. rispetto a una misura sostitutiva non esime il giudice dall'obbligo di valutare l'ammissibilità e l'idoneità della misura rispetto alla prevenzione del rischio di recidiva e alla rieducazione del condannato.
  • In situazioni analoghe, le parti hanno facoltà di rinegoziare l'accordo se il giudice omette di pronunciare su una parte essenziale dell'intesa; in mancanza, il processo può riprendere nei modi ordinari.

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