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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29518/2026 del 04/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente aveva chiesto alla Corte di appello di essere rimesso in termini per proporre appello contro una sentenza di condanna per un reato in materia di stupefacenti. Deduceva che il ritardo non gli era imputabile, perché il difensore di fiducia sarebbe stato di fatto abbandonante e la nomina di un nuovo difensore d'ufficio non gli sarebbe mai stata comunicata in modo effettivo; sosteneva inoltre che l'elezione di domicilio fosse inidonea e che il termine per chiedere la rimessione in termini non potesse decorrere dalla data di esecuzione del titolo detentivo, poiché solo in seguito aveva potuto acquisire piena consapevolezza della vicenda e attivarsi.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha confermato la decisione della Corte di appello che aveva rigettato la richiesta di rimessione in termini, valorizzando da un lato la tardività dell'istanza, presentata quasi sei mesi dopo la conoscenza della sentenza avvenuta con la notifica dell'ordine di esecuzione, e dall'altro l'assenza di una condizione di incolpevole ignoranza, essendo emerso un volontario disinteresse dell'interessato per le sorti del processo. Ne è seguita la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 175, comma 2.1, c.p.p.

    La restituzione nel termine per impugnare presuppone una situazione di incolpevole ignoranza del provvedimento; nel caso concreto tale requisito è stato escluso, oltre alla tardività dell'istanza.

  • art. 81 c.p.

    Norma richiamata nell'imputazione definita dal giudice di merito, in concorso con l'art. 73 d.P.R. 309/1990.

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    Norma incriminatrice oggetto della condanna di merito in materia di stupefacenti.

  • art. 94, comma 1-bis, d.lgs. n. 271 del 1989

    La conoscenza effettiva del provvedimento può desumersi dalla notifica dell'ordine di esecuzione, con verifica da parte degli operatori penitenziari dell'effettiva conoscenza del titolo da parte dell'interessato.

Massime di principio

  • Ai fini della restituzione nel termine per proporre impugnazione, il dies a quo decorre dalla effettiva conoscenza del provvedimento, che può coincidere con la notificazione dell'ordine di esecuzione recante gli estremi della sentenza, anche se privo di motivazione.
  • La 'effettiva conoscenza' richiede la sicura consapevolezza dell'esistenza del provvedimento e dei suoi elementi identificativi essenziali; da tale conoscenza decorre il termine di dieci giorni per l'istanza di restituzione.
  • Non è sufficiente, per superare la tardività dell'istanza, richiamare genericamente pregresse vicende difensive o disfunzioni nel rapporto con il difensore, se l'interessato aveva comunque contezza della pendenza del processo ed è riscontrabile un volontario disinteresse per le sue sorti.
  • La rimessione in termini non può essere concessa quando l'impedimento dedotto non incide sul momento di conoscenza del titolo esecutivo e l'istanza sia stata proposta oltre il termine decadenziale calcolato da tale conoscenza.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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