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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11269/2022 del 28/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I tre imputati hanno impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Napoli che aveva confermato la loro responsabilità per reati legati al clan Bifone: Bifone ha censurato l'applicazione della recidiva, il diniego delle attenuanti generiche e il rigetto del riconoscimento del vincolo della continuazione con pregresse condanne; D'Amico ha dedotto insufficiente motivazione e mancanza di prova del suo ruolo dinamico e funzionale nell'associazione (contestando l'attendibilità di collaboratori, la rilevanza delle intercettazioni e la mancata considerazione di testimonianze a discarico), nonché il diniego delle attenuanti e l'applicazione dell'aggravante dell'associazione armata; Stabile ha impugnato il mancato riconoscimento della continuazione tra diverse condanne e il diniego delle attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili o manifestamente infondati la maggior parte dei ricorsi di D'Amico e Stabile, confermando le rispettive statuizioni di merito (responsabilità, valutazione delle prove e diniego delle attenuanti). Per Bifone la Corte ha dichiarato inammissibile il primo motivo (recidiva) e le questioni sulle attenuanti, ma ha ritenuto fondato il terzo motivo relativo al rigetto del vincolo della continuazione: ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al diniego della continuazione e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello di Napoli per un nuovo esame esclusivamente su tale questione; il resto della sentenza è stato dichiarato inammissibile o confermato.

Norme richiamate

  • art. 99 cod. pen. (recidiva)

    La Corte ha verificato la corretta applicazione della recidiva reiterata e specifica sulla base di condanne irrevocabili pregresse; ha escluso rilievo delle condanne divenute definitive dopo il periodo di consumazione del reato impugnato, ma ha ritenuto comunque integrati i presupposti dell'art.99/4 c.p.

  • art. 62-bis cod. pen. (attenuanti generiche)

    Le attenuanti generiche non possono essere concesse senza elementi concreti che ne giustifichino l'applicazione; la mera rinuncia ai motivi d'appello non è sufficiente a giustificare la loro concessione se non accompagnata da indici di resipiscenza valutabili ex art.133 c.p.

  • art. 81 cod. pen. (continuazione)

    Per il riconoscimento della continuazione è necessario che le condotte rientrino in un medesimo disegno criminoso; la mera contiguità temporale non è sufficiente. La Cassazione ha ritenuto che sul punto occorra una valutazione più approfondita da parte del giudice di merito e perciò ha annullato con rinvio la decisione sul diniego della continuazione per Bifone.

  • art. 416-bis cod. pen. (associazione mafiosa) e comma 4 (aggravante armi)

    La configurabilità dell'associazione mafiosa si fonda sul contributo che rafforza la capacità operativa del sodalizio; l'aggravante della disponibilità di armi può essere riconosciuta anche per il suo carattere notorio e per la consapevolezza o colpa dell'imputato rispetto al possesso di armi da parte del clan.

  • art. 133 cod. pen. (criteri di determinazione della pena)

    Richiama i criteri per la determinazione della pena e la valutazione della resipiscenza; la Corte osserva che la concessione delle attenuanti va motivata su elementi concreti previsti dall'art.133.

  • art. 603 cod. proc. pen. (rinnovazione dell'istruzione dibattimentale)

    La richiesta di rinnovazione deve riguardare prova nuova e indispensabile e, se il giudice la respinge con ordinanza dibattimentale, non serve ulteriore motivazione in sentenza; la Corte ha ritenuto la richiesta della difesa generica e priva dei presupposti.

  • art. 603 comma 3-bis cod. proc. pen.

    Richiesto che la testimonianza oggetto di rinnovazione sia stata resa nello stesso processo e che l'assoluzione in altro processo affondi la propria motivazione sulla valutazione di inattendibilità della stessa prova; altrimenti la rinnovazione non è d'obbligo.

  • art. 6 CEDU (diritto a un giusto processo) e art. 24 Costituzione (difesa)

    Invocate dal ricorrente per censurare motivazione e onere probatorio; la Corte ha ritenuto che i rilievi fossero generici e che la Corte d'Appello avesse fornito sufficiente motivazione e valutazione delle prove, senza violazione dei principi citati.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede la valutazione della sussistenza di un medesimo disegno criminoso: la sola vicinanza temporale o la similarità delle condotte non bastano.
  • Per l'applicazione della recidiva vanno considerate solo le condanne irrevocabili consummate anteriormente al fatto per cui si procede; tuttavia condanne pregresse anche non infraquinquennali possono integrare la recidiva reiterata e specifica.
  • La concessione delle attenuanti generiche richiede che la difesa indichi elementi di fatto concreti e valutabili (es. segni di resipiscenza, comportamento post reo); la semplice rinuncia a motivi d'appello non è sufficiente.
  • In materia di associazione mafiosa (art.416-bis) la prova si basa su un compendio indiziario e dichiarativo: non è necessario provare tutti i reati-fine, ma va dimostrato che il contributo dell'imputato ha rafforzato la capacità operativa del sodalizio.
  • La valutazione dell'attendibilità di collaboratori di giustizia e testi spetta ai giudici di merito; la Corte di cassazione interviene solo se la motivazione è manifestamente illogica, contraddittoria o insufficiente.
  • La richiesta di rinnovazione dell'istruzione dibattimentale (art.603 c.p.p.) richiede prova nuova e indispensabile; il rigetto con ordinanza dibattimentale non necessita di ulteriore motivazione nella sentenza di merito.

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