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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 07202/2026 del 23/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

L'imputato aveva chiesto che il Carabiniere attestasse "ora per allora" la sua presenza in caserma il giorno precedente e, rivolgendosi con toni minacciosi al militare ("stai attento a quando esci da questo cancello!"), aveva tentato di ottenere la firma con data diversa da quella effettiva. Il Tribunale di Vasto aveva assolto perche' il fatto non costituiva reato; il Procuratore ha impugnato sostenendo che la condotta integrava un atto contrario ai doveri d'ufficio ai sensi dell'art. 336 c.p., poiché si trattava di pressione minatoria finalizzata a far attestare un fatto falso da un pubblico ufficiale.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso del P.M., ritenendo fondata la censura sul profilo di diritto. Ha ritenuto che la condotta dell'imputato avesse carattere minatorio e che la pretesa di far apporre una firma con data diversa fosse idonea a configurare un atto contrario ai doveri d'ufficio che il militare avrebbe dovuto non eseguire. La Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata e disposto il rinvio al Tribunale di Vasto per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 336 cod. pen.

    La Corte ha interpretato la nozione di "atto contrario ai doveri d'ufficio" in senso ampio: comprende anche condotte che consistono nel coartare un pubblico ufficiale affinche' compia un atto non dovuto (es. apporre una firma con data diversa), non limitandosi ai soli comportamenti che integrano reati previsti dal codice penale.

  • art. 593, comma 2 c.p.p. (modificato)

    art. 2, comma 1, lett. p), legge 9 agosto 2024, n. 114

    A seguito della novella normativa, il pubblico ministero puo' proporre ricorso per cassazione contro sentenze di proscioglimento per i reati indicati nell'art. 550 c.p.p. pronunciate dopo il 25/08/2024, deducendo motivi di violazione di legge e di difetto di motivazione.

  • art. 550, commi 1 e 2 c.p.p.

    Riferimento all'elenco dei reati rispetto ai quali il P.M. puo' impugnare le sentenze di proscioglimento dopo la modifica normativa; la Corte ricorda che il ricorso puo' sollevare questioni previste dall'art. 606 c.p.p.

  • art. 606 c.p.p.

    Indica i motivi di impugnazione (violazione di legge, difetto di motivazione, travisamento della prova); la Corte ha ritenuto ammissibile e fondata la censura del P.M. per errata interpretazione/applicazione della norma penale da parte del primo giudice.

  • Giurisprudenza: Sez.2, n. 17493 del 16/04/2025 (Verdino)

    Richiamata per confermare il principio circa la legittimita' del ricorso del P.M. dopo la novella del 2024 e l'ampiezza dei motivi deducibili in cassazione.

Massime di principio

  • La nozione di "atto contrario ai doveri d'ufficio" e' piu' ampia della sola fattispecie di falso ideologico: include anche condotte che coartano o inducono un pubblico ufficiale a compiere atti non dovuti, anche se tali atti non integrano un altro reato penale.
  • Il comportamento minatorio o la pressione esercitata sul pubblico ufficiale sono elementi decisivi: il tono, le espressioni minacciose e il contesto (richiesta di firmare per data diversa) possono giustificare la qualificazione come atto contrario ai doveri d'ufficio.
  • Dopo la legge 9 agosto 2024, n. 114, il Pubblico Ministero puo' impugnare in Cassazione sentenze di proscioglimento per determinate fattispecie (art. 550 c.p.p.) e dedurre sia violazioni di legge sia vizi di motivazione; questo amplia la possibilita' di controllo delle sentenze di merito.
  • In ipotesi di contestazioni analoghe, il giudice di merito deve valutare non solo l'elemento materiale (apposizione di firma con data diversa) ma anche l'elemento soggettivo e il contesto: la presenza di minacce o coartazione puo' escludere la buona fede e giustificare la responsabilita'.
  • Per la difesa in casi simili, e' rilevante provare l'assenza di intenzionalita' fraudolenta (buona fede, richiesta legittima), la mancanza di minacce e l'impossibilita' materiale di ottenere la firma; per l'accusa, occorre documentare il comportamento minaccioso e l'idoneita' della condotta a costringere il pubblico ufficiale.
  • Se il comportamento non raggiunge la soglia del falso ideologico, puo' comunque essere sanzionato come atto contrario ai doveri d'ufficio; viceversa, l'accertamento del falso ideologico richiede prova dell'elemento soggettivo specifico (coscienza e volonta' di attestare il falso).

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