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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27706/2022 del 18/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva rigettato l'istanza di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca ex art. 12-bis d.lgs. 74/2000. Sosteneva che, nonostante la fallimento della persona giuridica (Merinvest s.r.l.), si sarebbe dovuto disporre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta del profitto/prezzo/risparmio di spesa ricadente nel patrimonio della società fallita, richiamando un orientamento giurisprudenziale più recente (Sez. 3 n. 3716/2022) secondo cui il sequestro avente per oggetto un bene confiscabile in via obbligatoria è insensibile alla procedura fallimentare; richiamava inoltre le Sezioni Unite Focarelli e le modifiche legislative (d.lgs. n. 159/2011 e L. n. 161/2017) che, a suo avviso, sancirebbero la prevalenza del sequestro rispetto alle procedure concorsuali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito l'orientamento prevalente secondo cui il sequestro finalizzato alla confisca di cui all'art. 12-bis d.lgs. 74/2000 non può essere disposto sui beni già assoggettati alla procedura fallimentare, poiché la dichiarazione di fallimento comporta lo spossessamento del fallito e l'attribuzione della gestione al curatore, rendendo i beni non aggredibili. Tuttavia la giurisprudenza consente il sequestro per equivalente quando risulti ex actis l'impossibilità di eseguire la confisca in forma specifica (cioè quando il profitto non sia rintracciabile anche con normale diligenza) e tale condizione sussista al momento della richiesta/adozione della misura. Nel caso concreto il sequestro per equivalente era stato adottato dopo la dichiarazione di fallimento della Merinvest (24/04/2021), pertanto, risultando ex actis la non aggredibilità dei beni, la misura è stata ritenuta legittima. Il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod.proc.pen.

Norme richiamate

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 12-bis

    Individua il sequestro preventivo finalizzato alla confisca; la Corte interpreta che tale misura non trova applicazione sui beni già vincolati alla massa fallimentare per lo spossessamento del fallito

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 10-bis

    Articolo relativo al reato tributario contestato, indicato come riferimento fattuale per il sequestro (norma sostanziale che fonda l'azione penale)

  • codice di procedura penale, art. 321, comma 2

    Richiamato dal ricorrente per vizio procedurale; la Corte non ha ritenuto fondata la censura rispetto all'adozione della misura cautelare

  • Legge 12 agosto 1993, n. 356, art. 12-sexies

    art. 12-sexies L. 356/1992

    Richiamata come parametro di censura dal ricorrente; la decisione della Corte non ha accolto la doglianza relativa a tale norma

  • d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 ("codice antimafia")

    d.lgs. n. 159/2011; modifiche L. n. 161/2017 artt. 63-64

    Citato dal ricorrente per sostenere la prevalenza del sequestro rispetto alle procedure concorsuali; la Corte prende atto delle modifiche e delle posizioni contrastanti ma mantiene l'orientamento che il fallimento rende i beni non aggredibili ai fini dell'art. 12-bis

  • Decreto-legge 14 agosto 2020, n. 137, conv. L. 18 dicembre 2020, n. 176

    art. 23, comma 8 d.l. n. 137/2020 conv. L. n. 176/2020

    Norma procedurale che consente la richiesta di trattazione orale del ricorso; la difesa l'ha invocata

  • codice di procedura penale, art. 616

    Norma che autorizza la condanna alle spese processuali a carico del ricorrente in caso di rigetto; applicata nella decisione

Massime di principio

  • Se gli atti dimostrano che al momento della richiesta/adozione della misura cautelare i beni costituenti il profitto del reato sono non aggredibili (per esempio per intervenuto fallimento della società titolare), il sequestro preventivo può essere disposto in forma di confisca per equivalente.
  • La dichiarazione di fallimento comporta lo spossessamento del fallito e l'attribuzione della gestione dei beni al curatore, circostanza che rende difficilmente compatibile l'applicazione dell'art. 12-bis sui beni della massa fallimentare secondo l'orientamento prevalente della Corte di Cassazione.
  • Per richiedere con successo il sequestro per equivalente è necessario provare, anche in via genetica dagli atti, l'impossibilità di eseguire la confisca in forma specifica ovvero che il profitto non sia rintracciabile con l'uso della normale diligenza.
  • Esiste giurisprudenza contrastante e pronunce più recenti che tendono a valorizzare la prevalenza del sequestro rispetto alle procedure concorsuali; dunque in casi analoghi è importante verificare la data della misura rispetto alla data di apertura della procedura concorsuale e tenere conto dei più recenti orientamenti delle Sezioni unite e delle Sezioni semplici.
  • In fase di valutazione preventiva, chi agisce dovrebbe: (a) documentare la non aggredibilità diretta dei beni al momento della richiesta; (b) considerare l'eventuale impatto delle norme antimafia e delle modifiche legislative sul rapporto tra misure cautelari e procedure concorsuali; (c) monitorare l'evoluzione giurisprudenziale locale e di legittimità per valutare la probabilità di accoglimento.

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