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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3718/2024 del 29/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 21/04/2023 che aveva confermato la misura cautelare emessa dal GIP. Le imputazioni erano due: capo 1 (detenzione di un'arma, fatto 28/07/2021) e capo 2 (porto di arma con aggravante del finalismo mafioso, fatto 16/01/2022). Il ricorso è stato proposto solo con riferimento al capo 2: la contestazione si fondava su riprese video che attestavano la presenza del Colapietra presso l'abitazione di Bonaventura e su intercettazioni in cui familiari affermavano che 'era venuto con la mano in tasca' e che 'quello teneva la pistolicchia'. Il ricorrente ha sostenuto che tali elementi sono equivoci e insufficenti, che la ricostruzione del contesto storio è arbitraria e che le frasi riportate esprimono al più un sospetto non idoneo a fondare la gravità indiziaria ai sensi dell'art. 273 c.p.p.; ha altresì contestato la qualificazione dell'aggravante di cui all'art. 416-bis c.p.

La decisione

Il giudice di legittimità ha ritenuto il ricorso fondato con riferimento al capo 2 e ha dichiarato sopravvenuta carenza di interesse con riferimento al capo 1 (perché nel frattempo era intervenuta la liberazione per decorrenza dei termini). Quanto al capo 2, la Corte ha ritenuto che gli elementi probatori fossero di incerta valenza dimostrativa: le frasi attribuite ai familiari di Bonaventura esprimono ipotesi o impressioni (mano in tasca) e non la percezione diretta dell'arma; non è chiaro se il cugino avesse effettivamente visto l'arma o ripetuto la narrazione altrui; il contesto investigativo non è idoneo a colmare questo deficit probatorio. In mancanza di gravità indiziaria conforme ai parametri dell'art. 273 c.p.p., l'ordinanza impugnata è stata annullata senza rinvio con riferimento al capo 2. Il ricorso relativo al capo 1 è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.

Norme richiamate

  • art. 273 cod. proc. pen.

    «gravi indizi di colpevolezza»

    La norma richiede che, per applicare misure cautelari personali, gli elementi disponibili presentino una qualita' di gravita' tale da rendere probabile, sul piano prognostico, una condanna. Gli 'indizi' vanno valutati considerando la loro natura (diretta/indiretta, captazioni, testimonianze) e proiettandoli sulle regole che governeranno la decisione finale; elementi equivoci o basati su mere impressioni non soddisfano il requisito della gravità indiziaria.

  • art. 416-bis cod. pen.

    La circostanza aggravante del finalismo mafioso era contestata in relazione al capo 2; la Corte ha richiesto che la sussistenza dell'aggravante sia sorretta da elementi probatori non equivoci. Nel caso di specie la motivazione del giudice del merito non ha fornito adeguata base probatoria per confermare tale aggravante.

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Richiama la composizione del Tribunale chiamato a decidere in sede di reclamo (Tribunale della Libertà) e giustifica la competenza del collegio che ha reso l'ordinanza impugnata.

  • art. 292, comma 2, lett. c cod. proc. pen.

    Richiamata per descrivere il ruolo del giudice cautelare nella valutazione incidentale degli elementi di prova: il giudice deve considerare gli elementi sottoposti a valutazione ai fini della decisione cautelare, secondo le modalità previste dalla norma.

  • art. 533, comma 1 cod. proc. pen.

    La Corte ha ricordato la regola della decisione di condanna nel giudizio di merito (superamento di ogni ragionevole dubbio) come parametro mediato per valutare il contenuto prognostico degli indizi in sede cautelare: il giudizio cautelare deve proiettare il valore degli elementi sulla futura decisione seguendo tali regole, pur senza richiederne l'applicazione integrale.

  • art. 530, comma 2 cod. proc. pen.

    Richiamata indirettamente (nella dottrina citata dalla sentenza) quale regola sulle ipotesi di incertezza e contraddittorietà che il giudice di merito dovrà tener presenti; utile per il confronto normativo nella valutazione prognostica degli indizi.

Massime di principio

  • La misura cautelare personale richiede 'gravità indiziaria': impressioni, ipotesi o sospetti estrapolati da colloqui non chiari non sono sufficienti a sostenerla.
  • Intercettazioni o conversazioni che esprimono supposizioni altrui (es. 'mi è sembrato', 'aveva la mano in tasca') vanno valutate con prudenza e non possono automaticamente essere equiparate a percezioni dirette dell'esistenza di un'arma.
  • Il contesto investigativo generale (reperti di fatti violenti nella zona) non può di per se' supplire alla mancanza di elementi probatori specifici che colleghino il singolo indagato al reato contestato.
  • La cessazione della custodia cautelare porta a sopravvenuta carenza di interesse rispetto all'impugnazione della relativa misura (il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza).
  • Il sindacato della Corte di legittimità sulla motivazione cautelare è limitato a verificare completezza, logicità e coerenza dell'argomentazione del giudice di merito; tuttavia, se la motivazione mostra che gli elementi sono equivoci e privi di consistenza probatoria, la Cassazione può annullare senza rinvio.
  • Quando si valutano indizi derivanti da prove critiche (es. captazioni), il giudice cautelare deve esplicitare il significato incriminante attribuito a tali elementi e dimostrare la loro tenuta prospettica rispetto alla possibile decisione di merito.

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