Sentenza n. 1847/2026 - Firenze, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione dell’ordinanza del Tribunale di Prato del 28 giugno 2023, non opposta, che aveva convalidato lo sfratto per finita locazione e fissato al 31 dicembre 2023 il rilascio dell’immobile adibito a sede della Questura di Prato
Esito
Favorevole al ricorrente (società locatrice)
Prevale il privato
La controversia
La società locatrice ha chiesto l’ottemperanza dell’ordinanza di convalida di sfratto per finita locazione emessa il 28 giugno 2023 dal Tribunale di Prato, notificata al Ministero il 12 luglio 2023 e non opposta nei termini, nonché la nomina di un commissario ad acta in caso di ulteriore inadempimento e la condanna dell’Amministrazione al pagamento di una penalità di mora ai sensi dell’art. 114, comma 4, lettera e), c.p.a. Il rilascio, fissato al 31 dicembre 2023, non era avvenuto nonostante i ripetuti accessi dell’Ufficiale giudiziario, risultati vani. Il Ministero si è costituito con memoria di stile.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso per ottemperanza nei limiti precisati in motivazione. Ha ritenuto che l’ordinanza definitiva di convalida di sfratto sia equiparata a una sentenza passata in giudicato e ha accertato che il titolo, notificato e non opposto, era rimasto ineseguito. Ha quindi ordinato al Ministero dell’interno di rilasciare l’immobile entro sessanta giorni dalla notificazione o comunicazione della sentenza. Per l’eventuale ulteriore inottemperanza ha nominato commissario ad acta il Capo del Dipartimento per l’amministrazione generale, per le politiche del personale dell’amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie del Ministero, con facoltà di delega a un dirigente dello stesso Dipartimento; il commissario dovrà provvedere entro centoventi giorni dalla richiesta della parte interessata, presentata dopo la scadenza infruttuosa del termine assegnato al Ministero, e depositare una relazione documentata entro i venti giorni successivi. Ha respinto la richiesta di astreinte, ritenendola non equa nel caso concreto anche in considerazione delle difficoltà di reperire un altro immobile adeguato alle esigenze dell’Amministrazione. Il Ministero è stato condannato alle spese, liquidate in € 3.000,00, oltre oneri e accessori di legge e rimborso del contributo unificato.
Norme richiamate
art. 114, comma 4, lettera e), c.p.a.
Va invece respinta la domanda di condanna dell’Amministrazione al pagamento delle c.d. astreintes, non ritenendosi equa l’applicazione di detta misura nel caso di specie, anche tenuto conto delle difficoltà di reperimento di altro immobile adeguato alle esigenze dell’Amministrazione.
La penalità di mora richiesta nell’ambito dell’ottemperanza può essere negata quando, considerate le circostanze concrete, la sua applicazione non risulti equa; nella specie rilevano le difficoltà dell’Amministrazione nel reperire un immobile alternativo adeguato.
art. 114 c.p.a.
Deve pertanto essere dichiarato l’obbligo del Ministero dell’interno di dare esecuzione al giudicato di cui in epigrafe, provvedendo al rilascio dell’immobile nel termine di giorni sessanta dalla notificazione ovvero dalla comunicazione della presente sentenza.
Nel giudizio di ottemperanza il giudice può ordinare all’Amministrazione di eseguire il titolo entro un termine determinato e, in caso di ulteriore inadempimento, nominare un commissario ad acta perché provveda in sostituzione.
Massime di principio
- Le ordinanze definitive di convalida di sfratto sono equiparate alle sentenze passate in giudicato del giudice ordinario e possono costituire titolo per l’azione di ottemperanza.
- Quando un titolo giudiziale definitivo impone alla pubblica amministrazione il rilascio di un immobile e rimane ineseguito nonostante la sua notificazione e i reiterati tentativi di esecuzione, il giudice dell’ottemperanza può ordinare il rilascio entro un termine e nominare un commissario ad acta per il caso di ulteriore inadempimento.
- La penalità di mora richiesta nel giudizio di ottemperanza può essere negata quando la sua applicazione non sia equa alla luce delle circostanze concrete, comprese le difficoltà dell’Amministrazione di reperire un immobile alternativo adeguato.
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