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Sentenza

Sentenza n. 4140/2026 - Milano, Sezione 2

per l'accertamento e la declaratoria di illegittimità del silenzio inadempimento serbato dal Comune di Milano sull’istanza trasmessa via pec dalla dante causa della ricorrente il 10.3.2026, finalizzata al rilascio dell’attestazione ex art. 20, comma 8, DPR 380/2001 sulle domande di permesso di costruire inoltrate al Comune di Milano con i nn. prot. 675592/2022 del 12.12.2022 e prot. 34994/2024 del 22.1.2024 e quindi del conseguente obbligo a carico dell’Amministrazione resistente di provvedere emettendo i provvedimenti previsti dal già citato art. 20, comma 8, DPR 380/2001 e per la consequenziale nomina di un Commissario ad Acta che in via sostitutiva rilasci il provvedimento richiesto o, in alternativa, che sia emanato ordine all'amministrazione di provvedere entro un termine non superiore a trenta giorni.

Giustizia amministrativa202601674

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. IISentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio-inadempimento del Comune di Milano sull'istanza volta al rilascio dell'attestazione ex art. 20, comma 8, d.P.R. 380/2001 relativa a due domande di permesso di costruire convenzionato

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha proposto ricorso ai sensi degli artt. 31 e 117 c.p.a. per ottenere l'accertamento dell'illegittimità del silenzio serbato dal Comune di Milano sull'istanza del 10 marzo 2026, diretta al rilascio dell'attestazione prevista dall'art. 20, comma 8, d.P.R. 380/2001, con riferimento a due domande di permesso di costruire convenzionato relative al Lotto 2 di un'area sita in Milano. Nel corso del giudizio, il Comune ha comunicato i motivi ostativi, valutato le osservazioni della ricorrente e adottato il diniego definitivo delle istanze edilizie, motivato con il contrasto con la convenzione urbanistica del 30 gennaio 2019 e con il cronoprogramma convenzionale, che subordinava la presentazione del titolo edilizio per il Lotto 2 al completamento dei lavori del Lotto 1, non ancora avviati. In udienza la ricorrente ha dichiarato la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. La dichiarazione della ricorrente e l'adozione, nelle more del giudizio, di un provvedimento espresso hanno fatto venir meno l'inerzia procedimentale, presupposto dell'azione avverso il silenzio. Il giudice ha precisato che l'adozione di un provvedimento espresso rende improcedibile il ricorso contro il silenzio anche quando l'atto sopravvenuto sia negativo, poiché l'interesse azionato consisteva nel superamento dell'inerzia e nell'ottenimento di una decisione espressa, indipendentemente dal suo contenuto favorevole o sfavorevole. Non è stata dichiarata la cessazione della materia del contendere, perché il diniego non aveva integralmente soddisfatto la pretesa sostanziale della ricorrente e non era stata dimostrata una piena soddisfazione dell'interesse azionato. Le spese di lite sono state compensate.

Norme richiamate

  • artt. 31 e 117 c.p.a.

    Disciplinano l'azione contro il silenzio-inadempimento della pubblica amministrazione; l'azione presuppone la permanenza dell'inerzia al momento della decisione.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    quando nel corso del giudizio sopravviene il difetto di interesse delle parti alla decisione

    Impone la declaratoria di improcedibilità quando, durante il giudizio, viene meno l'interesse alla decisione; il difetto sopravvenuto dell'interesse, quale condizione dell'azione, può derivare dall'adozione di un provvedimento espresso sull'istanza.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La cessazione della materia del contendere richiede l'integrale soddisfazione della pretesa mediante un provvedimento spontaneo dell'amministrazione; tale presupposto non ricorre quando l'atto sopravvenuto è un diniego.

  • art. 20, comma 8, d.P.R. 380/2001

    Prevede l'attestazione richiesta dalla società nell'ambito del procedimento per il rilascio dei permessi di costruire; la sopravvenuta adozione di un provvedimento espresso sulle istanze ha comunque eliminato l'inerzia oggetto del giudizio.

  • artt. 7 e 10-bis l. 241/1990

    Sono richiamati in relazione alla comunicazione dei motivi ostativi adottata dal Comune prima del diniego definitivo.

Massime di principio

  • Nel giudizio amministrativo contro il silenzio, l'interesse a ricorrere deve permanere sino alla decisione; la sua sopravvenuta carenza determina l'improcedibilità della domanda ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
  • L'adozione, nel corso del giudizio sul silenzio, di qualsiasi provvedimento espresso in risposta alla specifica istanza elimina lo stato di inerzia e rende improcedibile il ricorso, indipendentemente dal contenuto favorevole o sfavorevole dell'atto sopravvenuto.
  • La declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse si distingue dalla cessazione della materia del contendere: quest'ultima richiede l'integrale soddisfazione della pretesa sostanziale, mentre la prima ricorre quando l'atto sopravvenuto elimina l'utilità della pronuncia sul silenzio senza soddisfare integralmente tale pretesa.
  • La dichiarazione resa in udienza dal ricorrente di non avere più interesse alla decisione costituisce manifestazione della disponibilità dell'interesse a ricorrere e impone al giudice di prenderne atto, non potendo quest'ultimo sostituirsi alla parte nella valutazione dell'interesse ad agire.

Come è indicizzato

MaterieTitoli abilitativi ediliziPartecipazione al procedimentoTermini e notificazione del ricorso
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interessePartecipazione procedimentale

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