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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9240/2025 del 06/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Lopresto ha impugnato il rigetto dell'incidente di esecuzione volto alla revoca di un ordine di demolizione emesso con sentenza del 4/11/1997. La ricorrente ha prodotto documentazione attestante l'avvio e l'esito del procedimento di sanatoria edilizia ex art. 36 d.P.R. 380/2001 (nota prot. 16025 dell'8/6/2021 con parere urbanistico preliminare favorevole e permesso di costruire in sanatoria n. 12 del 16/11/2023). Il Tribunale aveva respinto l'istanza ritenendo non provata la cosiddetta doppia conformità delle opere (conformità alla disciplina urbanistica all'epoca della realizzazione e al momento della domanda di sanatoria). La ricorrente deduceva violazione di legge (art. 36 d.P.R. 380/2001) e vizio di motivazione per non aver considerato i documenti prodotti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, annullando con rinvio l'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria. I giudici hanno accolto che il Tribunale, pur avendo rilevato il rilascio del permesso in sanatoria, non ha adempiuto al suo dovere di verifica sulla legittimità ed efficacia del titolo abilitativo (in particolare sulla sussistenza della doppia conformità e sulle condizioni sospensive indicate nella nota comunale, come l'ottenimento dell'autorizzazione sismica). La Corte ha quindi ordinato che il giudice dell'esecuzione riesamini la questione alla luce della documentazione prodotta e dei principi di diritto richiamati.

Norme richiamate

  • d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo Unico dell'Edilizia)

    art. 36, art. 31 comma 9, art. 44, art. 45

    L'art. 36 richiede la doppia conformità delle opere alla normativa urbanistica ed edilizia sia al momento della realizzazione sia al momento della domanda di sanatoria; solo la sanatoria conforme a tali requisiti estingue i reati edilizi e può determinare la revoca dell'ordine di demolizione. Non è ammessa la cosiddetta sanatoria giurisprudenziale o parziale.

  • Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio)

    art. 167, art. 181 (commi richiamati nel testo: comma 1-ter e 1-quater)

    In area sottoposta a vincolo paesaggistico la sanatoria urbanistica è preclusa se manca l'autorizzazione paesaggistica; l'autorizzazione paesaggistica postuma è ammessa solo nei casi tassativamente previsti dall'art. 167 (abusi minori) e secondo le procedure dell'art. 181. Un provvedimento paesaggistico illegittimo o mancante vanifica gli effetti estintivi della sanatoria urbanistica.

Massime di principio

  • La sanatoria ex art. 36 DPR 380/2001 estingue i reati edilizi e può far revocare l'ordine di demolizione solo se sussiste la doppia conformità: rispetto alla normativa vigente al momento della realizzazione e a quella vigente al momento della domanda.
  • Il giudice dell'esecuzione non si limita a prendere atto del rilascio di un permesso in sanatoria: ha il potere-dovere di verificare la validità, la legittimità e l'efficacia del titolo abilitativo, compresa la verifica dei presupposti (es. conformità urbanistica, autorizzazione sismica, eventuali vincoli paesaggistici).
  • Non è ammessa una sanatoria parziale che riguardi solo una parte dell'abuso quando l'intervento è unitario; la regolarizzazione deve comprendere l'intero intervento abusivo.
  • In presenza di vincoli paesaggistici l'assenza o l'illegittimità dell'autorizzazione paesaggistica impedisce l'operatività della sanatoria urbanistica, salvo le eccezioni tassative previste dalla normativa paesaggistica.
  • La prova del pagamento dell'oblazione o l'emissione di un provvedimento amministrativo (permesso in sanatoria) non esime il giudice dall'accertare che tutti i requisiti sostanziali e procedurali per la sanatoria siano effettivamente soddisfatti.

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