Cassazione Penale, Sentenza n. 3984/2023 del 31/01/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la conferma di condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale sostenendo che i beni contestati sarebbero rimasti all'interno del compendio aziendale, circostanza documentata al curatore e nella perizia della Corte d'appello, indice a suo dire dell'assenza di volontà distrattiva. Inoltre deduce che la cessione/affitto del ramo d'azienda era stata risolta prima del fallimento (cessione a favore della CGS s.r.l., società riconducibile al fratello), argomentando che ciò dimostrerebbe una desistenza o l'inesistenza della dissimulazione
La decisione
La Corte di legittimità dichiara il ricorso inammissibile. Confermata la valutazione della Corte d'appello secondo cui la vendita dei beni strumentali alla società del fratello, pur con i beni ancora presenti nei locali, costituisce un'operazione simulata/dissimulatoria e integra il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale. Si afferma che il reato è di pericolo concreto e si perfeziona con la sola esposizione a rischio del patrimonio della fallita; irrilevante è l'effettiva sottrazione o il successivo recupero del bene. La risoluzione dell'affitto del ramo d'azienda è ininfluente e, comunque, non dedotta in appello. Il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende
Norme richiamate
Sez. 5, n. 6681 del 19/04/1988
La dissimulazione si consuma con la realizzazione di negozi giuridici formalmente legittimi ma diretti a ostacolare l'apprensione da parte del curatore, e il reato si perfeziona indipendentemente dall'effettivo conseguimento del risultato
Sez. 5, n. 44891 del 09/10/2008 (Quattrocchi)
Il recupero del bene a favore della curatela non esclude la consumazione del reato; l'esito positivo delle azioni della curatela è un fatto successivo non refrattario alla configurazione della bancarotta
Sez. 5, n. 30830 del 05/06/2014 (Di Febo)
Conferma che l'effettiva diminuzione della garanzia patrimoniale è irrilevante quando sia stata esposta a rischio mediante atti dissimulatori
Sez. 5, n. 4739 del 23/03/1999
Il ritorno del bene o il ripristino della situazione patrimoniale è paragonabile alla restituzione dopo un furto e non impedisce la consumazione del reato
Sez. 5, n. 50081 del 14/09/2017
La bancarotta fraudolenta è un reato di pericolo concreto che si perfeziona con l'esposizione del bene al rischio, senza necessità dell'evento dannoso concreto
Sez. U. n. 22474 del 31/03/2016 (Passarelli)
La fattispecie richiede il dolo generico: la consapevole volontà di realizzare atti distrattivi/dissimulativi; la mera permanenza del bene nei locali non esclude tale consapevolezza
Massime di principio
- La vendita o cessione di beni a soggetti collegati, anche se i beni rimangono fisicamente nei locali aziendali, può integrare bancarotta fraudolenta se l'operazione è funzionalmente diretta a impedire l'azione del curatore
- Il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale è un reato di pericolo concreto: si perfeziona con l'esposizione a rischio del patrimonio della fallita, indipendentemente dall'effettivo danno subito dai creditori
- Il recupero posteriore del bene o la possibilità di rivendicazione non escludono la consumazione del reato; tali eventi sono 'posterius' che non cancellano il dolo e l'atto dissimulatorio
- La risoluzione di contratti (affitto/cessione) sopravvenuta non basta a dimostrare l'assenza di dolo, specie se l'atto di cessione è stato strutturato in modo da apparire simulato
- In difesa, per contrastare una contestazione di dissimulazione è necessario disarticolare la rilevanza del negozio giuridico contestato dimostrando in modo documentato l'assenza di finalità elusiva rispetto all'azione della curatela
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