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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19201/2025 del 22/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 13/01/2025 che ha applicato la custodia cautelare in carcere a Brigandì per reati connessi all'associazione di tipo mafioso (art. 416 e 416‑bis.1 c.p. e reati connessi). Il difensore ha dedotto la mancata attualità e concretezza delle esigenze cautelari: Brigandì sarebbe stato mero partecipe (non apicale), le sue condotte si sarebbero esaurite cinque anni prima, aveva interrotto rapporti con i sodali dal 2019, era privo di precedenti, il tempo trascorso e la presenza di misure già applicate agli altri apicali avrebbero escluso il rischio di reiterazione; inoltre alcune condotte richiamate dal Tribunale (incontri del 2021) sarebbero neutrali e non idonee a fondare il mantenimento della custodia.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che l'ordinanza del Tribunale del riesame avesse motivato in modo congruo e specifico il mantenimento della misura, valorizzando la 'negativa personalità' del ricorrente, il suo ruolo di referente fiduciario della famiglia Mancuso e il consolidato legame con i capi della consorteria, nonché spiegando perché misure meno gravose non fossero idonee a scongiurare il pericolo di reiterazione. La Corte ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di €3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Prevede una presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari per taluni delitti (tra cui reati aggravati ex art. 416‑bis.1). La presunzione è superabile solo con una motivazione che dia conto degli elementi idonei a escluderla (tipologia del reato, concrete modalità del fatto, risalenza temporale), non bastando il mero 'tempo silente'.

  • art. 416‑bis.1 cod. pen.

    Rilevato quale fattispecie aggravante che incide sulla valutazione delle esigenze cautelari: per reati aggravati in tale ambito la presunzione cautelare prevista dall'art. 275, comma 3, ha maggior rilievo e richiede valutazioni motivate per essere superata.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente la condanna alle spese processuali e prevede la possibilità di irrogare somme alla Cassa delle ammende quando il ricorso venga dichiarato inammissibile e sussistano profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • La presunzione di esigenze cautelari per reati connessi alla criminalità organizzata (art. 275, comma 3 c.p.p.) è relativa: è superabile ma richiede elementi specifici e motivazione adeguata; non basta il mero trascorrere del tempo.
  • Il giudice deve valutare ruolo, legami associativi, personalità e concrete modalità del fatto per decidere sulla custodia: legami consolidati con l'organizzazione e funzione fiduciaria possono giustificare la custodia anche se i fatti risalgono nel tempo.
  • La semplice assenza di precedenti o il 'tempo silente' non automatizzano l'esclusione del pericolo di reiterazione; occorre prova o elementi concreti che dimostrino l'interruzione stabile dell'attività criminale.
  • Nei ricorsi infondati o inammissibili per colpa procedurale il difensore/ricorrente può essere condannato alle spese e a sanzioni (Cassa delle ammende), quindi va valutato attentamente il fondamento del gravame prima di proporlo.
  • Il Tribunale deve spiegare perché misure meno afflittive risultino inidonee; una motivazione articolata e specifica sul punto rende più difficile il successo del ricorso per vizio di insufficienza motivazionale.

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