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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34536/2024 del 12/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso in Cassazione contestava la sentenza della Corte di Appello di Perugia che aveva riformulato la precedente qualificazione del fatto (originariamente art. 388 c.p.) in violazione dell'art. 521 c.p.p., la mancanza o manifesta illogicità della motivazione circa la sussistenza dell'elemento soggettivo (dolo specifico) necessario per l'art. 334 c.p., e la mancata concessione di sanzioni sostitutive (multa o lavori di pubblica utilità) nonostante richiesta difensiva in appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il primo motivo manifestamente infondato (la riqualificazione era già stata disposta dalla Corte di Cassazione e la difesa aveva potuto esercitare i suoi diritti). Ha invece accolto parzialmente il secondo motivo: la Corte territoriale aveva adeguatamente acquisito indizi della conoscenza dell'imputato dell'investitura a custode, e la qualificazione oggettiva come violazione dell'art. 334 c.p. è corretta, ma mancava una specifica argomentazione sulla presenza del dolo specifico richiesto dall'art. 334 (il fine di favorire il proprietario), per cui quella parte della sentenza è annullata. Ha inoltre accolto il terzo motivo: la richiesta difensiva di sanzione sostitutiva in appello era stata formulata e non poteva essere ostacolata dalla genericità della richiesta, atteso che il giudice d'appello può concedere d'ufficio le pene sostitutive per pene detentive brevi. Per questi profili la sentenza è stata annullata e rinviata alla Corte d'appello di Firenze per nuovo giudizio sui punti indicati.

Norme richiamate

  • art. 334 cod. pen.

    la disposizione punisce chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa sottoposta a sequestro... e affidata alla sua custodia «al solo scopo di favorire il proprietario di essa»

    La Corte ha ritenuto corretta la qualificazione oggettiva della condotta come ostacolo agli atti della procedura, ma ha rilevato che per l'integrazione del reato è necessario il dolo specifico (la volontà di favorire il proprietario), che non può essere desunto automaticamente dalla sola consapevolezza di essere custode

  • art. 388 cod. pen.

    Reato originariamente contestato; ha finalità diverse rispetto all'art. 334 e la riqualificazione deve essere motivata e compatibile con le censure difensive

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Tutela il diritto di difesa in caso di riqualificazione. Nel caso concreto non è stata ravvisata violazione perché la riqualificazione era stata già disposta dalla Cassazione e la difesa aveva avuto modo di esercitare le proprie eccezioni

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Norma che elenca i motivi di ricorso per cassazione; utilizzata per censurare la motivazione della Corte territoriale (mancanza o illogicità)

  • art. 20-bis cod. pen.

    Norma sulle sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi: la Corte richiama il principio secondo cui la genericità della richiesta non impedisce al giudice di concedere d'ufficio il beneficio

  • art. 545-bis cod. proc. pen.

    Richiamata in relazione alla procura speciale conferita al difensore per formulare la richiesta di applicazione di sanzione sostitutiva

  • art. 623 lett. c) cod. proc. pen.

    Norma richiamata per individuare la Corte competente a giudicare dopo l'annullamento (rinvio alla Corte di appello di Firenze)

Massime di principio

  • La riqualificazione del fatto in sede di giudizio non viola automaticamente il diritto di difesa se la parte ha avuto la possibilità di svolgere le proprie difese in relazione alla nuova qualificazione (anche se disposta in sede di legittimità).
  • Per l'art. 334 c.p. non basta la consapevolezza di essere custode: è necessario provare il dolo specifico, ossia l'intento di favorire il proprietario o di ostacolare la procedura; la mancanza di argomentazione sul dolo specifico è motivo di annullamento.
  • La conoscenza dell'investitura a custode può essere desunta da indizi documentali e dichiarazioni (notifiche, denunce, istanze), ma gli indizi devono essere collegati alla prova del requisito soggettivo richiesto dalla norma penale applicata.
  • La richiesta difensiva di conversione della pena in sanzioni sostitutive, anche se formulata in termini generici, non impedisce al giudice di concedere d'ufficio il beneficio per pene detentive brevi; il giudice d'appello deve motivare adeguatamente il diniego.
  • In caso di annullamento parziale per vizi di motivazione su profili determinanti (es. dolo specifico o concessione di sanzioni sostitutive), la Cassazione rinvia per nuovo esame alla Corte territoriale competente affinché valuti nuovamente i punti indicati.

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