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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 747/2022 del 12/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la conferma della condanna per reati commessi durante un inseguimento con i Carabinieri (resistenza a pubblico ufficiale con uso di violenza, danneggiamento del veicolo di servizio e lesioni personali), deducendo sette motivi: 1) violazione procedurale per mancato riconoscimento dell'adesione all'astensione dell'avvocato (depositata tardivamente); 2) mancata e contraddittoria valutazione del dolo specifico richiesto dall'art. 337 c.p., sostenendo che lo speronamento fu mera conseguenza fortuita della fuga; 3) assenza di prova che le lesioni fossero dovute alla colluttazione e quindi inesistenza di violenza verso il pubblico ufficiale; 4) le lesioni sarebbero da ascrivere a colpa e non a dolo; 5) illegittimo riconoscimento dell'aggravante dell'art. 61 n.2 c.p. e conseguente errore sul regime della continuazione; 6) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche ex art. 62-bis c.p.; 7) vizio nella determinazione della pena (mancata motivazione sulla distanza dal minimo edittale e sugli aumenti).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile o manifestamente infondato. In sintesi: il primo motivo (astensione) è infondato poiché l'adesione dell'avvocato è stata depositata tardivamente rispetto alle regole di autoregolamentazione; i motivi connessi (2°, 3° e 5°) sono manifestamente infondati perché la Corte di appello ha correttamente ritenuto che le manovre per sottrarsi al controllo (incluso lo speronamento) costituivano un uso di violenza idoneo ad ostacolare l'attività di pubblica sicurezza e a cagionare le lesioni; il quarto motivo non risulta posto in termini utili in appello e comunque la Cassazione ha ritenuto non contraddittoria la ricostruzione del dolo rispetto allo speronamento; i motivi sesto e settimo sono inammissibili in quanto attinenti alla valutazione discrezionale delle attenuanti generiche e alla determinazione della pena, questioni riservate al giudice di merito e adeguatamente motivate. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di una somma di euro tremila in favore della Cassa; il ricorso è stato dunque respinto.

Norme richiamate

  • art. 337 c.p.

    La condotta di eludere il controllo mediante manovre pericolose e aggressioni fisiche può integrare il reato di resistenza a pubblico ufficiale con violenza; il dolo richiesto può ritenersi sussistente quando le azioni sono dirette a neutralizzare l'intervento degli operatori.

  • art. 582 c.p.

    Riconosciuta la responsabilità per lesioni quando le lesioni sono causate prevalentemente dalla collisione voluta e dalla condotta del ricorrente durante la fuga.

  • art. 585 c.p.

    Applicata in connessione alla valutazione della responsabilità per lesioni in contesto di condotta stradale pericolosa; la Corte ha ritenuto non prevalente l'ipotesi di mera colpa.

  • art. 61, n. 2 c.p.

    L'aggravante teleologica è valutata dal giudice di merito alla luce dell'unicità dello scopo criminoso; la Corte ha ritenuto congruo il trattamento sanzionatorio in base alla ricostruzione fattuale.

  • art. 420-ter, art. 178, comma 1, lett. c) e art. 97 c.p.p.

    Richiamate in relazione alla regolarità dell'atto processuale e alla partecipazione del difensore all'astensione; la tardività nella presentazione dell'adesione impedisce il riconoscimento dell'effetto sospensivo.

  • art. 62-bis c.p.

    Il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche è rimesso alla valutazione discrezionale del giudice di merito e richiede elementi positivi e motivazione sufficiente; l'assenza di precedenti non è di per sé condizione sufficiente.

  • art. 132 c.p., art. 133 c.p.

    La determinazione della pena rientra nella sfera di apprezzamento del giudice di merito; la Corte di Cassazione non riforma la quantificazione se la motivazione è congrua e non contraddittoria.

  • norme di autoregolamentazione delle astensioni forensi (art. 3, lett. b))

    L'adesione all'astensione da parte del difensore, se presentata in forma scritta, deve essere depositata nei termini previsti (almeno due giorni prima dell'udienza) per produrre effetto; la tardività la rende irrituale.

Massime di principio

  • L'adesione scritta dell'avvocato a uno sciopero delle udienze deve rispettare i termini di autoregolamentazione: depositi tardivi possono essere ritenuti irricevibili e non ostano al proseguimento dell'udienza.
  • Manovre pericolose finalizzate a sottrarsi al controllo delle forze di polizia (inseguimento, speronamento, uso di violenza per guadagnare la fuga) possono integrare il reato di resistenza a pubblico ufficiale con violenza anziché una mera fuga priva di natura delittuosa diversa.
  • Quando un comportamento volto alla fuga include azioni dirette a neutralizzare l'attività di controllo (speronamento, uso di forza), il giudice può ritenere sussistente il dolo rispetto all'ostacolo dell'azione pubblica e alla conseguente responsabilità per lesioni risultanti.
  • La distinzione tra dolo eventuale e colpa nelle condotte che provocano lesioni in corso di fuga va valutata sulla base dell'idoneità e della prevedibilità delle azioni compiute: condotte intenzionalmente pericolose orientano verso il dolo.
  • Il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche richiede elementi positivi e motivazione del giudice di merito; la loro mancata concessione è difficilmente sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è congrua.
  • La determinazione della pena e la valutazione delle maggiorazioni (continuazione, aggravanti) restano in larga parte appannaggio del giudice di merito, salvo palesi errori di calcolo o contraddizioni non motivate.

Testo integrale

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