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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1068/2025 del 10/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione contro il rigetto della richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il ricorrente deduceva violazione degli artt. 274 e 275 c.p.p. e vizio di motivazione, sostenendo che il Tribunale del riesame non avesse valutato adeguatamente elementi di novità rispetto alle precedenti decisioni, in particolare: il decorso del tempo dalla custodia (fatti del 2022), e l'indicazione per la prima volta di un domicilio idoneo per la detenzione domestica, elementi che a suo dire avrebbero potuto modificare il quadro cautelare.

La decisione

Il ricorso in cassazione è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame, chiamato a giudicare l'appello ex art. 310 c.p.p., dovesse limitarsi a verificare la correttezza giuridica e la motivazione dell'ordinanza impugnata in relazione ai fatti nuovi allegati. Ha confermato che il mero decorso del tempo, se non accompagnato da ulteriori circostanze incisive, non costituisce novità idonea a modificare le esigenze cautelari. Inoltre, per il reato contestato opera la presunzione della adeguatezza della custodia in carcere (art. 12 d.lgs. 286/98), superabile solo con elementi specifici che dimostrino la soddisfacibilità delle esigenze cautelari con misure alternative. Il Tribunale ha valutato prevalenti i rilievi negativi già esistenti (gravità dei fatti e ruolo apicale dell'imputato) e ha ritenuto inadeguata la custodia domiciliare proposta. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.; art. 12 d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (commi 3, 3-bis, 3-ter; lett. a) e d))

    Favoreggiamento aggravato dell'immigrazione clandestina (concorso di persone)

    Si ricostruisce il reato contestato e il quadro indiziario a suo supporto; per i reati collegati all'immigrazione clandestina il legislatore prevede regole particolari che, nel caso specifico, spiegano la gravità del fatto contestato.

  • art. 12, comma 4-bis, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286

    Presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere

    Per il reato contestato sussiste una presunzione relativa che la custodia in carcere sia adeguata; questa presunzione può essere superata solo se emergono elementi concreti e specifici dal quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con misure alternative.

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Appello contro l'ordinanza che respinge la richiesta di revoca o sostituzione della misura cautelare

    L'effetto devolutivo dell'impugnazione delimita il sindacato: il giudice dell'appello cautelare non è tenuto a piena revisione dell'ordinanza, ma a verificare la correttezza giuridica e la motivazione soprattutto in rapporto agli elementi nuovi allegati.

  • artt. 274 e 275 cod. proc. pen.

    Gli articoli sono stati richiamati dal ricorrente come basi dell'eccezione di vizio di motivazione; la Corte ha valutato che la motivazione del tribunale aderente alle regole di diritto e ai criteri di valutazione delle novità non risultava viziata.

  • art. 299 cod. proc. pen.

    Norma citata poiché la difesa aveva presentato precedenti istanze ex art. 299; la Corte ha richiamato che gli elementi preesistenti erano già valutati e che la nuova documentazione non mutava il quadro.

  • sentenza Corte Costituzionale 16 dicembre 2011, n. 31

    Richiamata per confermare il principio che la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere per determinate fattispecie può essere superata solo con elementi specifici relativi al caso concreto.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti della cancelleria relativi alla condanna alle spese processuali.

Massime di principio

  • In appello cautelare ex art. 310 c.p.p. il sindacato è limitato: il giudice valuta la correttezza giuridica e la motivazione dell'ordinanza impugnata, con particolare attenzione agli "elementi nuovi" allegati; non è tenuto a una piena rivalutazione del quadro probatorio.
  • Il mero decorso del tempo non costituisce, di per sé, elemento di novità idoneo a giustificare la sostituzione della custodia in carcere con misure meno afflittive; deve essere accompagnato da circostanze concrete che incidano sulle esigenze cautelari.
  • Per reati per i quali la legge prevede una presunzione di adeguatezza della custodia in carcere (es. alcune fattispecie legate all'immigrazione clandestina), il ricorrente deve produrre elementi specifici e concreti che dimostrino come le esigenze cautelari possano essere soddisfatte con misure alternative.
  • La semplice indicazione successiva di un domicilio utile per la detenzione domiciliare può essere insufficiente se, nel complesso, permangono elementi che giustificano la custodia in carcere (es. ruolo di comando nell'organizzazione, gravità dei fatti).
  • Argomentazioni difensive riferite alla scelta del rito processuale (es. opzione per il giudizio ordinario) o a problematiche generali come il sovraffollamento carcerario sono, di norma, irrilevanti rispetto alla valutazione delle esigenze cautelari, salvo che non siano corroborate da elementi di incidenza concreta sul caso.
  • La motivazione del giudice di merito, se logica e ancorata a elementi concreti già valutati e a criteri giuridici noti, resiste al sindacato di legittimità; il ricorrente deve indicare con precisione il nesso tra i presunti elementi nuovi e la modifica delle esigenze cautelari.
  • In situazioni analoghe è strategico per la difesa produrre tempestivamente e in modo documentato ogni elemento che possa incidere sulle esigenze cautelari (es. prove di concreta impossibilità di svolgere attività criminale dal domicilio, garanzie di controllo, rapporti familiari stabili), poiché la mancanza di tali elementi rende difficile il superamento della presunzione di custodia.

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