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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11979/2024 del 21/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere anche per i capi 34, 35 e 36, relativi a tre ipotesi di tentata estorsione aggravata ai sensi dell'art. 416 bis, comma 1 cod. pen., ai danni di proprietari di fondi agricoli in contrada Romano (Galluccio, Rombolà, Puntoriero). La questione centrale era se le richieste estorsive, affidate dal vertice della cosca Palaia a intermediari, fossero effettivamente pervenute alle persone offese o se, invece, si trattasse di meri atti preparatori; inoltre se la presenza e il ruolo dell'imputato costituissero prova sufficiente del tentativo e del concorso nella fattispecie.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata per difetto di motivazione, rinviando il procedimento al Tribunale di Reggio Calabria per un nuovo giudizio in diversa composizione. La Corte ha ritenuto che dalle intercettazioni emergeva soltanto l'affidamento dell'incarico agli intermediari senza prova che le richieste fossero effettivamente recapitate; le circostanze addotte (legami familiari degli intermediari, rilevanza criminale di Palaia, presenza del Caminiti) non colmavano il vizio motivazionale e risultavano, in parte, mere affermazioni non sufficienti a distinguere atti preparatori dal tentativo o a provare la compresenza e la consapevolezza del Caminiti nel colloquio con le vittime.

Norme richiamate

  • art. 416 bis, comma 1 cod. pen.

    art. 416-bis, comma 1 cod. pen.

    La norma aggravante si applica ai reati posti in essere con il metodo mafioso e con finalita' di agevolazione dell'associazione di tipo mafioso; nel caso il Tribunale aveva ritenuto manifesti elementi riconducibili al metodo mafioso, ma la Cassazione ha annullato il provvedimento per carenza di prova sulla sussistenza del tentativo, rendendo secondario il giudizio sull'aggravante in assenza di solida motivazione sull'elemento materiale del reato.

Massime di principio

  • Per distinguere atti preparatori dal tentativo di estorsione occorre prova che la richiesta sia effettivamente pervenuta alla persona offesa o, in alternativa, che gli atti compiuti siano idonei e diretti in modo non equivoco a ottenere la consumazione.
  • La mera presenza dell'imputato sul luogo, la sua appartenenza al clan o la circostanza che si trovasse nella stessa abitazione non sono prove sufficienti del tentativo: va dimostrata la partecipazione attiva o la consapevolezza del contenuto intimidatorio del colloquio.
  • Intercettazioni che documentano solo l'affidamento dell'incarico a intermediari non bastano se non vi sono elementi probatori (conferme, comunicazioni successive, comportamento della vittima) che attestino l'effettivo recapito della richiesta estorsiva.
  • In sede di applicazione della custodia cautelare è necessario un quadro indiziario concreto e ben motivato; motivazioni meramente assertive o basate su congetture non reggono al controllo di legittimità.
  • L'aggravante ex art. 416-bis richiede specifica motivazione sulla presenza del metodo mafioso e sulla finalità di agevolazione dell'associazione; anche quando la partecipazione al clan è documentata, occorre collegare tale elemento al concreto contributo al reato contestato.

Testo integrale

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