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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21498/2022 del 01/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato il rigetto della richiesta di revoca o sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari. Il ricorrente sosteneva che le esigenze cautelari erano cessate o affievolite per via dello stato di incensuratezza, dell'avvenuto risarcimento del danno, dell'ammissione degli addebiti (piena confessione) e del rispetto delle prescrizioni imposte; altresì denunciava omissione e illogicità della motivazione, travisamento della prova e erronea interpretazione/applicazione della legge, oltre al fatto che il tribunale avrebbe motivato con fatti estranei al procedimento.

La decisione

Ricorso per cassazione dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto il motivo generico e meramente ripetitivo di censure già esaminate e respinte dal giudice di merito, oltre che privo di specifica correlazione tra le ragioni della decisione impugnata e le censure proposte. Il tribunale di appello aveva motivatamente escluso che il risarcimento del danno o la confessione incidessero sul pericolo di reiterazione, valorizzando il fermo in flagranza, le modalità professionali del reato e l'esistenza di altro procedimento per fatti analoghi. La Corte ha inoltre richiamato il principio secondo cui il giudice d'appello può integrare la motivazione carente del primo giudice senza annullare il provvedimento per questo vizio. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 591, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    art. 591, comma 1, lett. c)

    La Corte applica il principio secondo cui l'assenza di specificità del motivo di ricorso (anche per mancanza di correlazione tra le ragioni del provvedimento impugnato e quelle poste a fondamento dell'impugnazione) comporta l'inammissibilità del ricorso per cassazione ai sensi di tale norma.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiamata)

    Sez. 4, n. 18826 del 09/02/2012; Sez. 1, n. 27677 del 10/06/2009

    Richiamati principi giurisprudenziali: 1) la mancanza di specificità del motivo comporta inammissibilità; 2) il giudice d'appello, quale giudice del merito, può integrare la motivazione carente del provvedimento impugnato senza annullarlo per tale motivo.

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione deve essere specifico: indicare con precisione la correlazione tra le argomentazioni della decisione impugnata e le ragioni dell'impugnazione; la genericità o la mera ripetizione di censure già esaminate porta all'inammissibilità.
  • Il risarcimento del danno o la confessione non annullano automaticamente il pericolo di reiterazione della condotta: il giudice valuta complessivamente le modalità del fatto, la forza degli elementi indiziari (es. arresto in flagranza) e l'esistenza di altri procedimenti per fatti analoghi.
  • In materia di libertà personale il giudice d'appello può integrare la motivazione carente del primo giudice senza annullare il provvedimento per mera carenza motivazionale; chi impugna deve dunque confrontarsi con le integrazioni argomentative rese dal giudice di merito.
  • Per ottenere la revoca o la sostituzione di una misura cautelare è necessario dimostrare concrete e nuove circostanze che incidano specificamente su ciascuna esigenza cautelare (pericolo di fuga, inquinamento probatorio, reiterazione), non limitandosi ad affermazioni generiche.
  • Nelle impugnazioni è strategico indicare errori di diritto chiaramente individuati o evidenziare elementi di fatto nuovi e provati che rendano manifesta l'inesistenza o la sopravvenuta inefficacia delle esigenze cautelari.

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