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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40844/2022 del 27/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva negato il riconoscimento del vincolo della continuazione tra numerose sentenze di condanna per plurimi reati di truffa, commessi in un arco temporale ristretto e spesso con uso di documentazione falsa. Il ricorrente deduceva violazione di legge, sostenendo che non c'è inconciliabilità tra l'applicazione della recidiva e la configurabilità del reato continuato e chiedeva la conformità al principio fissato dalle Sezioni unite (18/05/2017) valorizzando omogeneità dei reati, ristretto arco temporale, identità delle modalità e sistematicità del programma criminoso.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che il ricorso non evidenziava vizi di motivazione o violazioni di legge ma tentava un riesame del merito non consentito in sede di legittimità. È stato confermato che gli indici invocati dal ricorrente (contiguità temporale, identità di modalità, medesimo bene giuridico) non sono di per sé prova dell'esistenza di un unico disegno criminoso e che è necessaria una verifica approfondita di concreti indicatori che dimostrino la programmazione originaria dei reati. Condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Sezioni unite della Corte di cassazione, sentenza 18 maggio 2017, Sez. U. n. 28659 (Rv. 270074)

    "il riconoscimento della continuazione, necessita, anche in sede di esecuzione, non diversamente che nel processo di cognizione, di una approfondita verifica della sussistenza di concreti indicatori, quali l'omogeneità delle violazioni e del bene protetto, .1a contiguità spazio-temporale, le singole causali, le modalità della condotta, la sistematicità e le abitudini programmate di vita, e del fatto che, al momento della commissione del primo reato, i successivi fossero stati programmati almeno nelle loro linee essenziali, non essendo sufficiente, a tal fine, valorizzare la presenza di taluno degli indici suindicati se i successivi reati risultino comunque frutto di determinazione estemporanea"

    La Corte ribadisce che il riconoscimento della continuazione richiede, anche in sede esecutiva, una prova o indicatori concreti che attestino una programmazione originaria dei reati; semplici indici isolati non sono sufficienti.

  • Principio processuale sul divieto di riesame del merito in sede di legittimità

    La Corte ha applicato il principio per cui la Cassazione non può, tramite il ricorso per cassazione, procedere a una rivalutazione del merito dei fatti ove la motivazione del giudice impugnato sia logica e congrua; i rilievi devono configurare vizi di diritto o di motivazione formale e non una diversa valutazione probatoria.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede prova o indicatori concreti di una programmazione originaria dei reati; non basta la mera contiguità temporale o la somiglianza delle modalità
  • In sede di esecuzione si applicano gli stessi criteri valutativi del processo di cognizione: il giudice deve accertare, con elementi univoci, che i reati siano stati progettati sin dall'inizio
  • La Cassazione non ammette che il ricorso sia usato per un riesame del merito quando la motivazione del giudice di merito è logica e congrua; il ricorrente deve individuare vizi di diritto o di motivazione specifici
  • Se si contesta diniego della continuazione conviene produrre o indicare fatti e prove che dimostrino la pianificazione originaria (p.es. documenti, corrispondenze, modalità ripetute con peculiarità che escludano la casualità)
  • Gli indici presuntivi (tempo ristretto, stessa modalità, medesimo bene giuridico) vanno usati come elementi integrativi dell'indagine, ma la decisione sulla continuazione richiede un quadro probatorio complessivo e specifico

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