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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10988/2022 del 25/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza di condanna per il delitto di ricettazione di un assegno. Il ricorrente deduce: 1) intervenuta prescrizione del reato anche considerando i periodi di sospensione; 2) vizio di motivazione per mancata indicazione di riscontri probatori alle dichiarazioni della persona offesa e per eccessiva fiducia nella sua attendibilità; 3) mancata assunzione di prove decisive (non escussione di testi indicati dalla difesa).

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto non manifestamente infondato il secondo motivo (mancanza di adeguati riscontri alle dichiarazioni predibattimentali). Richiamando il principio secondo cui le dichiarazioni acquisite ai sensi dell'art. 512 c.p.p. possono essere base dell'accertamento solo se corredate da solide garanzie procedurali e da elementi di riscontro, la Corte ha constatato l'assenza di tali riscontri nelle motivazioni di merito. Ciò ha fatto venir meno la sentenza di condanna e, considerando che al momento della decisione in Cassazione era decorso il termine massimo di prescrizione, la Corte ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio perché il reato è estinto per prescrizione.

Norme richiamate

  • art. 512 cod. proc. pen.

    "le dichiarazioni predibattimentali acquisite ai sensi dell'art. 512 cod. proc. pen. possono costituire, conformemente all'interpretazione espressa dalla Grande Camera della Corte EDU con le sentenze 15 dicembre 2011, Al Khawaja e Tahery c/ Regno Unito e 15 dicembre 2015, Schatschaachwili c/ Germania, la base determinante dell'accertamento di responsabilità, purché l'assenza di contraddittorio sia controbilanciata da solide garanzie procedurali, individuabili nella esistenza di elementi di riscontro, che corroborino quei contenuti dichiarativi"

    Le dichiarazioni extraprocedimentali possono essere utilizzate per fondare una condanna solo se esistono elementi di riscontro oggettivi che le corroborino; in mancanza, l'uso di tali dichiarazioni è insufficiente e comporta vizio di motivazione.

  • Corte EDU, Al-Khawaja e Tahery c/ Regno Unito (15/12/2011)

    Principio secondo cui l'utilizzo di dichiarazioni extraprocedimentali che non hanno subito il contraddittorio del dibattimento richiede l'esistenza di solide garanzie o elementi di riscontro per poter costituire base di condanna.

  • Corte EDU, Schatschaachwili c/ Germania (15/12/2015)

    Conferma e precisa il precedente principio ECHR sull'ammissibilità delle dichiarazioni predibattimentali solo se compensate da elementi di riscontro sufficienti.

  • Precedenti della Cassazione (Sez. 6, n. 50994 del 26/03/2019; Sez. 2, n. 15492 del 05/02/2020)

    La Suprema Corte ha già affermato che le dichiarazioni predibattimentali possono reggere una condanna solo se esistono elementi di riscontro che le corroborino; tali precedenti sono richiamati per valutare la correttezza della motivazione di merito.

Massime di principio

  • Se la condanna è fondata in misura decisiva su dichiarazioni predibattimentali, il giudice deve indicare elementi oggettivi di riscontro che le corroborino; in mancanza la motivazione è viziata.
  • La mancata escussione di testi indicati dalla difesa può costituire motivo valido di cassazione quando quei testi risultano potenzialmente decisivi e non sia stato adeguatamente motivato perché non sono stati assunti.
  • La prescrizione va valutata rispetto alla data della decisione della Corte di Cassazione: se il termine è decorso al momento della pronuncia di legittimità, la sentenza di condanna può essere annullata senza rinvio per estinzione del reato.
  • La difesa deve tempestivamente eccepire la prescrizione e curare il calcolo dei termini, incluse eventuali sospensioni, e sollecitare l'assunzione delle prove ritenute necessarie già in primo e secondo grado.
  • I giudici di merito, se ritengono che le dichiarazioni della persona offesa siano sufficienti senza integrazioni istruttorie, devono motivare in modo puntuale perché non sono necessari elementi di riscontro; altrimenti la decisione è vulnerabile in cassazione.

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