Sentenza n. 1588/2026 - Torino, Sezione 2
per l'annullamento - del “provvedimento di diniego” n. -OMISSIS- Registro Provvedimenti di Diniego – Pratica Edilizia:-OMISSIS- – Protocollo Generale: -OMISSIS- emesso in data -OMISSIS- dal Comune di Vicoforte – Sportello Unico per l’Edilizia, a firma del Responsabile del Servizio Urbanistico Arch. -OMISSIS- e notificato a mezzo pec inviata in data -OMISSIS- al tecnico incaricato dagli esponenti; - di ogni ulteriore atto e/o provvedimento consequenziale e/o dipendente rispetto al predetto provvedimento di diniego.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego del permesso di costruire in sanatoria per una struttura di contenimento del terrapieno realizzata, senza titolo, su particelle di proprietà confinante
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti, proprietari di un fabbricato e della relativa area pertinenziale, impugnavano il diniego comunale di un permesso di costruire in sanatoria relativo a una struttura di contenimento del terrapieno, denominata “scogliera”, realizzata anche su particelle appartenenti a un confinante. Il Comune aveva ritenuto i ricorrenti responsabili dell'abuso, ma non legittimati a ottenere la sanatoria per la mancanza dell'assenso del proprietario del suolo, che aveva anzi manifestato espresso dissenso mediante plurime segnalazioni. Con il primo motivo i ricorrenti deducevano la violazione degli artt. 11 e 36 d.P.R. 380/2001, sostenendo che l'opposizione del proprietario non fosse ostativa alla sanatoria richiesta dal responsabile dell'abuso. Con il secondo motivo deducevano la violazione dell'art. 36 d.P.R. 380/2001 in relazione all'art. 936 c.c. e l'eccesso di potere per sviamento, sostenendo che il diniego avrebbe leso il loro diritto a ottenere l'indennità prevista dall'art. 936 c.c. Con il terzo motivo deducevano la violazione dell'art. 36 d.P.R. 380/2001, sostenendo che il Comune dovesse limitarsi a verificare la doppia conformità urbanistico-edilizia dell'opera, senza svolgere indagini sulla disponibilità giuridica dell'area e sulla legittimazione del richiedente.
La decisione
Il TAR ha respinto integralmente il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo, affermando che il responsabile dell'abuso può ottenere la sanatoria ai sensi dell'art. 36 d.P.R. 380/2001 solo se sia acquisito il consenso del proprietario legittimo del suolo. La sanatoria, pur riguardando un'opera già realizzata, è assimilata al permesso di costruire quanto alla necessità di verificare la titolarità o la disponibilità dell'area; il dissenso espresso dal proprietario rende quindi carente la legittimazione del richiedente. È stato respinto anche il terzo motivo: l'amministrazione deve verificare, prima del rilascio del titolo edilizio o della sanatoria, che il richiedente sia proprietario o disponga di un titolo sufficiente a eseguire l'intervento, sicché può e deve considerare il dissenso inequivoco del proprietario del suolo. Il secondo motivo è stato ritenuto infondato perché l'art. 936 c.c. non tutela opere abusive costituenti illecito edilizio; l'abuso non è un'opera meritevole di tutela, salvo l'eccezionale regolarizzazione mediante condono o sanatoria, che presuppone la disponibilità del bene. Le spese sono state compensate per la particolarità della fattispecie e per il tenore letterale dell'art. 36 d.P.R. 380/2001, chiarito nel suo significato dalla giurisprudenza.
Norme richiamate
art. 11 d.P.R. 380/2001
il permesso di costruire è rilasciato “al proprietario dell'immobile o a chi abbia titolo per richiederlo”
L'amministrazione deve verificare la legittimazione del richiedente, accertando la proprietà dell'immobile o una sufficiente ragione di disponibilità dell'area per l'attività edificatoria.
art. 36 d.P.R. 380/2001
il responsabile dell'abuso, o l'attuale proprietario dell'immobile
Il responsabile dell'abuso può chiedere la sanatoria, ma, quando non è proprietario del suolo, deve dimostrare la disponibilità giuridica dell'area e acquisire il consenso del proprietario legittimo; il mero accertamento della conformità urbanistico-edilizia non esaurisce l'istruttoria comunale.
art. 29 d.P.R. 380/2001
I ricorrenti sono stati considerati responsabili dell'abuso in quanto committenti dell'opera realizzata anche su particelle altrui.
art. 936 c.c.
La disciplina dell'indennità per opere eseguite da terzi non è applicabile a opere abusive costituenti illecito edilizio e non può fondare una pretesa a ottenere la sanatoria in contrasto con il dissenso del proprietario del suolo.
Massime di principio
- Il responsabile di un abuso edilizio che non sia proprietario del suolo può ottenere il permesso di costruire in sanatoria soltanto se dimostri di avere titolo o sufficiente disponibilità giuridica dell'area e sia acquisito il consenso del proprietario legittimo; l'espresso dissenso di quest'ultimo rende legittimo il diniego per carenza di legittimazione.
- Nella verifica di un'istanza di sanatoria edilizia l'amministrazione non deve limitarsi all'accertamento della conformità urbanistico-edilizia dell'opera, ma deve verificare anche la titolarità o disponibilità dell'area e la legittimazione del richiedente.
- La sanatoria edilizia è un'eccezione alla regola del divieto di realizzare abusi e non può essere utilizzata per tutelare, contro il proprietario del suolo, un'opera abusiva realizzata da un soggetto privo di titolo di disponibilità.
- L'art. 936 c.c. non attribuisce tutela indennitaria per opere costituenti illecito edilizio né consente di superare il dissenso del proprietario ai fini del rilascio del titolo edilizio in sanatoria.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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