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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1234/2025 del 13/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Napoli che, in sede di esecuzione, aveva revocato l'ordine di demolizione disposto da sentenza penale irrevocabile (22/05/1998) nei confronti di Perillo. Il Procuratore ha censurato la revoca sostenendo che il permesso di costruire in sanatoria su cui il Tribunale si era fondato è illegittimo perché rilasciato per un fabbricato di diversa conformazione/volumetria rispetto all'istanza di condono e perché le riduzioni volumetriche che hanno reso il fabbricato presumibilmente condonabile sono state eseguite dopo il termine stabilito dalla legge per la realizzazione delle opere condonabili; inoltre si allega che, nonostante interventi, la volumetria potrebbe risultare ancora superiore al limite legale di 750 mc.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, dichiarandolo fondato nei termini indicati, ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio. La Corte ha ritenuto illegittima la revoca dell'ordine di demolizione operata dal giudice dell'esecuzione senza un'adeguata verifica della legittimità del provvedimento di sanatoria, in particolare rispetto alla regola che impedisce di rendere sanabile mediante interventi eseguiti dopo il termine di legge ciò che non era sanabile al momento del termine. Ha inoltre precisato che il giudice dell'esecuzione dovrà verificare se le pronunce del Giudice amministrativo abbiano formato giudicato e, in caso affermativo, se nel provvedimento amministrativo di sanatoria esistano profili di illegittimità non dedotti o non decisivi nel giudizio amministrativo, ovvero se il giudicato sia fondato su documentazione incompleta o non veritiera; dovrà infine valutare l'esatta consistenza volumetrica aggiornata dell'immobile (se risulti ancora superiore a 750 mc).

Norme richiamate

  • d.l. 30 settembre 2003, n. 269, convertito nella legge 24 novembre 2003, n. 326

    Richiama la disciplina dell'art. 39 della legge 724/1994 e fissa il termine del 31 marzo 2003 per le opere da considerare ultimate ai fini del condono; stabilisce il limite di volumetria condonabile (ampliamento non superiore al 30% o, in alternativa, non superiore a 750 mc) e disciplina i requisiti per l'accesso al permesso in sanatoria.

  • legge 23 dicembre 1994, n. 724

    Principio interpretativo applicato dalla Corte: la sanatoria riguarda solo le opere ultimate entro il termine indicato e non è consentito intervenire dopo tale termine per modificare un immobile abusivo in modo da renderlo sanabile; riduzioni volumetriche conseguite dopo il termine sono in linea di principio inammissibili perché costituirebbero un'elusione della disciplina.

  • legge 28 febbraio 1985, n. 47

    art. 35, comma 14; art. 43, comma 5

    Richiamate come limiti alle modifiche ammesse dopo il termine: consentono solo lavori di rifinitura o opere strettamente necessarie per rendere funzionale un edificio incompleto a seguito di provvedimenti amministrativi o giurisdizionali, non demolizioni o ristrutturazioni che alterino significativamente la struttura.

  • d.P.R. 380/2001 (Testo unico edilizia)

    art. 4, comma 1-sexies (richiamato in relazione al regolamento edilizio comunale)

    Rilevanza del regolamento edilizio comunale adottato in conformità a tale norma per i criteri di computo volumetrico (es.: modalità di calcolo della volumetria tramite sagoma/altezza) e per la definizione dei parametri con i quali valutare se il fabbricato rientri nei limiti di legge.

  • codice di procedura penale

    art. 606, comma 1, lett. b) ed e)

    Norme richiamate in relazione ai motivi di ricorso per cassazione (vizio di motivazione e violazione di legge) utilizzati dal Procuratore per censurare l'ordinanza del giudice dell'esecuzione.

Massime di principio

  • La sopravvenienza di un permesso di costruire in sanatoria non revoca automaticamente un ordine di demolizione: il giudice dell'esecuzione deve verificare la legittimità del titolo amministrativo che pretende di estinguere l'ordine penale.
  • Non sono ammissibili, ai fini del condono, riduzioni o modifiche volumetriche significative eseguite dopo il termine temporale previsto dalla legge per la realizzazione delle opere condonabili: interventi successivi finalizzati a rendere sanabile ciò che non lo era al termine costituiscono elusione della disciplina del condono.
  • La valutazione penale della legittimità di un provvedimento amministrativo è limitata dal principio del giudicato: il giudice penale non può riesaminare profili già decisi con giudicato amministrativo, salvo che emergano profili di illegittimità non dedotti o effettivamente decisi nel giudizio amministrativo, o che il giudicato si sia formato su documentazione incompleta o non veritiera.
  • In caso di permessi di sanatoria successivi a revoche o contestazioni, il giudice dell'esecuzione deve accertare: a) se le pronunce amministrative abbiano formato giudicato; b) se nel provvedimento amministrativo sussistano vizi non valutati dal giudice amministrativo; c) la corrispondenza della volumetria attuale ai limiti di legge (es. 750 mc) secondo i criteri applicabili.
  • Il computo della volumetria può dipendere sia dalla normativa statale che dal regolamento edilizio comunale: il giudice deve individuare i criteri di computo applicabili al caso concreto prima di decidere sulla revoca dell'ordine di demolizione.

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