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Cassazione Penale, Ordinanza n. 06243/2026 del 16/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

Il ricorrente ha chiesto al giudice dell'esecuzione di applicare la disciplina del reato continuato ex art. 81 c.p. tra due diversi segmenti di condanne: da un lato una sentenza del GIP del Tribunale di Venezia del 5 luglio 2021 relativa a una tentata estorsione di euro 380.000; dall'altro una sentenza del GIP del 18 aprile 2017, poi decisa dalla Corte d'appello di Venezia il 6 marzo 2018, relativa a estorsioni consumate tra luglio e agosto 2014 e a una tentata estorsione protrattasi sino al 27 agosto 2015 in danno della medesima persona offesa. Con l'unico motivo di ricorso ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p., sostenendo che i fatti si collocassero nel medesimo contesto criminale e che ciò fosse indice di un'unica originaria programmazione criminosa.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze, rilevando che il provvedimento impugnato aveva motivato correttamente sul fatto che l'identità del disegno criminoso deve essere riconoscibile sin dalla commissione del primo reato e che, nel caso concreto, dagli atti emergevano invece differenze significative quanto a vittima, mandanti, esecutori e modalità di esecuzione. Ha quindi affermato che non vi erano elementi per desumere un'unica e originaria programmazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La continuazione presuppone che l'identità del disegno criminoso sia rintracciabile sin dalla commissione del primo reato e non possa essere ricavata da una mera appartenenza al medesimo contesto criminale.

  • art. 671 c.p.p.

    Nel procedimento esecutivo il giudice può applicare la disciplina della continuazione solo se dagli atti risultano elementi idonei a dimostrare un'unica originaria programmazione criminosa.

  • art. 5465/2020?

    Non pertinente come norma; nel testo è citata la giurisprudenza che esclude in cassazione la richiesta di una diversa lettura del merito.

Massime di principio

  • Ai fini del riconoscimento della continuazione in executivis, l'unicità del disegno criminoso deve emergere già al momento della prima condotta e non può essere desunta in modo meramente postumo da una generica vicinanza di contesto.
  • La mera appartenenza dei fatti a un medesimo ambiente criminale non è sufficiente: occorre una prova specifica dell'originaria programmazione unitaria, verificabile attraverso elementi concreti su vittima, soggetti coinvolti e modalità esecutive.
  • In sede di legittimità non è consentito sollecitare una rivalutazione alternativa del compendio motivazionale, quando l'ordinanza impugnata sia già sorretta da una motivazione coerente e non manifestamente illogica.
  • Il ricorso è inammissibile quando denuncia vizi motivazionali non realmente riscontrabili nel provvedimento impugnato e si risolve in una richiesta di nuova lettura del fatto.
  • All'inammissibilità del ricorso segue la condanna alle spese processuali e, in assenza di elementi che escludano la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, il versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniCompetenza
RamiProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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