Cassazione Civile, Ordinanza n. 26397/2021 del 29/09/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (creditore)
La controversia
La controversia nasce dalla dichiarazione di fallimento di una società in accomandita semplice su istanza di un creditore. La società ha proposto reclamo ex art. 18 l.fall. contro la sentenza dichiarativa di fallimento, sostenendo che i ricavi lordi dell’impresa non avessero superato la soglia di fallibilità di cui all’art. 1 l.fall., perché avrebbero dovuto essere computati al netto di IVA e accise incassate sui prodotti petroliferi rivenduti al cliente finale, trattandosi di imposte direttamente connesse alla vendita. La corte d’appello ha rigettato il reclamo, affermando che i ricavi lordi vanno intesi al netto solo di resi, sconti, abbuoni, premi e imposte direttamente connesse alla vendita o prestazione, ma ha anche osservato che, persino detraendo IVA e accise per l’esercizio 2018, la soglia di euro 200.000 restava comunque superata. In cassazione la società ha denunciato violazione dell’art. 1 l.fall. e degli artt. 2425 e 2425-bis c.c., insistendo sulla necessità di sottrarre dai ricavi le imposte indirette incassate sul prezzo di vendita.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato che la sentenza d’appello era sorretta da una seconda ratio decidendi autonoma, e cioè che anche sottraendo IVA e accise per l’esercizio 2018 la soglia di fallibilità sarebbe rimasta superata; tale ratio non era stata impugnata dalla ricorrente. Conseguentemente è stata confermata la decisione di merito, con condanna della ricorrente alle spese del giudizio di legittimità e con dichiarazione dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
Norme richiamate
art. 18 l.fall.
norma che disciplina il reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento
art. 1 l.fall.
norma sulla fallibilità dell’imprenditore, con riferimento al superamento delle soglie dimensionali
art. 2425 c.c.
richiamato per individuare le voci di bilancio rilevanti ai fini del calcolo dei ricavi lordi
art. 2425-bis c.c.
richiamato per la nozione di ricavi al netto di resi, sconti, abbuoni, premi e imposte direttamente connesse alla vendita o alla prestazione
art. 380-bis c.p.c.
richiamato per il procedimento camerale in cassazione
D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater
consente il raddoppio del contributo unificato nei casi previsti
D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-bis
richiamato come base del contributo unificato dovuto
Massime di principio
- Nel giudizio di cassazione, il ricorso è inammissibile se non censura tutte le rationes decidendi autonome e ciascuna di esse è idonea da sola a sorreggere la decisione impugnata.
- Ai fini della verifica delle soglie di fallibilità, il tema del calcolo dei ricavi lordi va distinto dal diverso profilo della quantificazione dell’utile d’impresa.
- Le imposte direttamente connesse alla vendita o alla prestazione possono rilevare nella determinazione dei ricavi, ma la censura relativa al criterio di computo deve comunque investire ogni autonoma motivazione posta a base della decisione di merito.
- Quando la decisione di merito afferma in via autonoma che la soglia dimensionale resta superata anche applicando il criterio sostenuto dalla parte, l’impugnazione che non attacchi tale passaggio non consente il riesame nel merito della questione.
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