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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24272/2023 del 06/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Torino del 16/06/2022, che aveva riformato la sentenza del Tribunale di Asti escludendo l'aggravante prevista dall'art. 61, comma 1, n. 2 cod. pen. e rideterminando la pena per il reato di rapina aggravata. Il ricorrente contestava la motivazione connessa all'uso e all'interpretazione di conversazioni intercettate: 1) presunta contraddittorietà per aver valorizzato la genuinità delle dichiarazioni di Lotta e al tempo stesso riconosciuto la percezione di intercettazione con uso di linguaggio criptico; 2) illogicità e insufficienza del corredo motivazionale derivante dall'interpretazione delle intercettazioni, chiedendo una diversa lettura del contenuto delle conversazioni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che entrambe le censure attaccassero la valutazione di merito circa il contenuto delle intercettazioni, questione di fatto riservata al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità salvo manifesta illogicità o irragionevolezza, che non è stata dimostrata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende, somme determinate in relazione ai motivi dedotti e ai profili di colpa nella proposizione del ricorso.

Norme richiamate

  • art. 61, comma 1, n. 2 cod. pen.

    La Corte d'appello ha escluso l'applicazione dell'aggravante prevista da questa norma nei confronti del ricorrente; la Corte di Cassazione non ha riesaminato tale valutazione di merito.

  • Principio giurisprudenziale sulla valutazione delle intercettazioni (Cassazione)

    Sez. 3, Sent. n. 44938 del 05/10/2021 (Gregoli); Sez. 2, Sent. n. 35181 del 22/05/2013 (Vecchio) e altre citate

    La valutazione e l'interpretazione del contenuto delle conversazioni intercettate sono questioni di fatto riservate al giudice del merito e non sindacabili in sede di legittimità se non in presenza di manifesta illogicità o irragionevolezza della motivazione.

Massime di principio

  • In Cassazione non è ammesso sollecitare una diversa lettura dei fatti o delle prove (es. intercettazioni) se non si dimostra una manifesta illogicità o irragionevolezza nella motivazione del giudice di merito.
  • Le critiche che mirano soltanto a mettere a confronto interpretazioni alternative dei contenuti probatori (p.es. conversazioni intercettate) sono inammissibili perché riguardano valutazioni di fatto.
  • Perché un motivo fondato su vizi della motivazione sia rilevante in sede di legittimità occorre indicare specifici errori logico-giuridici o contraddizioni manifeste nella motivazione, non una diversa ricostruzione plausibile dei fatti.
  • La proposizione di ricorso manifestamente infondato o che ripropone solo questioni di fatto può comportare condanna alle spese e sanzioni (es. pagamento alla Cassa delle ammende) se ricorrono profili di colpa nella proposizione.
  • Se si contesta l'uso di intercettazioni, è strategico indicare punti concreti di incoerenza manifesta nella valutazione probatoria o errori di diritto (es. utilizzo illegittimo di prove, vizi procedurali), non solo chiedere una diversa interpretazione.

Testo integrale

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