Sentenza n. 1/2026 - Torino, Sezione 2
per l'annullamento - del provvedimento di diniego dell'-OMISSIS- del Direttore del Servizio Urbanistica e Patrimonio, con il quale è stata respinta l'istanza di SCIA in sanatoria presentata dalla ricorrente il -OMISSIS-; - di ogni altro atto, presupposto conseguente o comunque connesso con i provvedimenti citati, ed in particolare del preavviso di diniego del -OMISSIS-; nonché per l'accertamento che le opere da sanare non comportano aumento di volumetria.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di SCIA in sanatoria relativa alla chiusura di una nicchia al piano terra e di un terrazzo coperto al primo piano
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha impugnato il diniego comunale della SCIA in sanatoria e il precedente preavviso di diniego, chiedendo anche l'accertamento dell'assenza di aumento di volumetria. Le opere riguardavano la chiusura di uno spazio al primo piano, autorizzato come terrazzo coperto chiuso su tre lati e successivamente chiuso con un serramento sul quarto lato, nonché la parziale tamponatura e chiusura con porta di una nicchia al piano terra, originariamente aperta su un lato. La ricorrente ha dedotto: 1) violazione degli artt. 37, comma 4, e 22, comma 2, d.P.R. 380/2001 e dell'art. 10-bis l. 241/1990, nonché difetto di istruttoria, travisamento e difetto di motivazione, sostenendo che la SCIA in sanatoria avesse sostituito la precedente istanza di permesso di costruire in sanatoria o che, comunque, il Comune avrebbe dovuto esaminare nel merito la nuova istanza, fondata su presupposti diversi; 2) violazione degli artt. 37, comma 4, 22, comma 2 e 36 d.P.R. 380/2001 e dell'art. 10-bis l. 241/1990, oltre a difetto di istruttoria e travisamento, sostenendo che le opere fossero già comprese nella volumetria assentita dai precedenti titoli edilizi e non avessero determinato aumento di cubatura; 3) in via subordinata, qualificazione delle opere e accertamento dell'assenza di aumento volumetrico.
La decisione
Il TAR ha respinto il ricorso. Ha qualificato il diniego come atto plurimotivato, fondato sia sulla pendenza della precedente istanza di permesso di costruire in sanatoria sia, autonomamente, sulla rilevanza volumetrica delle opere e sulla conseguente necessità del permesso di costruire. In un atto plurimotivato è sufficiente che una sola ragione sia legittima per sostenere il provvedimento; pertanto il rigetto delle censure contro tale ragione rende superfluo l'esame delle altre. Il secondo motivo è stato ritenuto infondato: i maggiori ingombri non risultavano inclusi nei calcoli planovolumetrici della concessione edilizia relativa all'ampliamento, che aveva computato soltanto il corpo di fabbrica al piano terra e la chiusura della superficie annessa al medesimo livello. La chiusura della nicchia al piano terra e del terrazzo al primo piano è stata quindi correttamente qualificata come nuova costruzione, la cui sanatoria richiede il permesso di costruire. Le norme tecniche comunali, che escludevano dal computo i portici aperti, i piani pilotis, le balconate, le logge, i pergolati e strutture similari, non erano applicabili a spazi integralmente chiusi: la permanenza di almeno un lato aperto può escludere la rilevanza volumetrica, mentre la chiusura dello spazio determina piena rilevanza volumetrica. Il TAR ha inoltre ritenuto infondata anche la seconda parte del primo motivo, osservando che il Comune non aveva opposto un mero rilievo formale relativo alla pendenza della precedente pratica, ma aveva valutato sostanzialmente la natura delle opere e la necessità di un diverso titolo edilizio. Anche qualora la SCIA o le osservazioni procedimentali avessero comportato la rinuncia alla precedente istanza di permesso di costruire in sanatoria, la ragione sostanziale del diniego sarebbe rimasta idonea a sostenerlo. La domanda subordinata di qualificazione delle opere è stata soddisfatta dalla qualificazione delle stesse come interventi rilevanti sul piano volumetrico. Spese compensate per la particolarità e complessità delle questioni.
Norme richiamate
art. 37, comma 4, d.P.R. 380/2001
La disposizione è stata invocata in relazione alla possibilità di regolarizzare mediante SCIA in sanatoria opere che la ricorrente riteneva prive di incremento volumetrico; il giudice ha escluso tale possibilità per opere qualificate come nuova costruzione rilevante volumetricamente.
art. 22, comma 2, d.P.R. 380/2001
Richiamato dalla ricorrente nel sostenere l'utilizzabilità della SCIA in sanatoria; la qualificazione delle opere come interventi con rilevanza volumetrica ha portato il giudice a ritenere necessario il permesso di costruire.
art. 36 d.P.R. 380/2001
Richiamato nell'ambito della censura relativa alla sanatoria edilizia e all'assenza di aumento di cubatura.
art. 27 d.P.R. 380/2001
Richiamato per l'attività comunale di vigilanza e per gli accertamenti demandati alla Polizia locale sulle opere realizzate in difformità dai titoli edilizi.
art. 10-bis l. 241/1990
Il Comune ha comunicato il preavviso di diniego e ha esaminato le osservazioni della ricorrente; il giudice ha escluso che vi fosse stato un omesso esame sostanziale della richiesta.
artt. 10, 31 e 44, comma 2, lett. b), d.P.R. 380/2001
Richiamati nel verbale di accertamento comunale per qualificare le opere come violazioni edilizie già riconducibili a nuove costruzioni ai fini repressivi.
art. 5 delle norme tecniche di attuazione dello strumento urbanistico comunale
“portici aperti e piani pilotis” e “balconate in aggetto o rientranti, logge, pergolati e strutture similari”
La disposizione esclude dal computo volumetrico alcune strutture purché conservino almeno un lato aperto; gli spazi integralmente chiusi acquistano rilevanza volumetrica.
Massime di principio
- In presenza di un atto amministrativo plurimotivato, il ricorso deve essere respinto quando almeno una delle ragioni autonome poste a fondamento dell'atto risulti legittima e sufficiente a sostenerlo; le censure relative alle altre motivazioni possono essere assorbite per sopravvenuta carenza di interesse.
- La chiusura di uno spazio originariamente aperto, anche se ricompreso nella superficie coperta del fabbricato, determina rilevanza volumetrica quando tale spazio non sia stato incluso nei calcoli planovolumetrici del titolo edilizio originario.
- Le strutture escluse dal computo della volumetria in quanto portici, logge, balconate o manufatti similari mantengono tale caratteristica solo se conservano l'apertura richiesta dalla disciplina urbanistica; la loro integrale chiusura comporta la piena rilevanza volumetrica.
- La chiusura di una nicchia o di un terrazzo precedentemente assentiti come spazi aperti può integrare una nuova costruzione, la cui sanatoria richiede il permesso di costruire e non è conseguibile mediante SCIA in sanatoria.
- Quando il diniego non si fonda soltanto sulla pendenza di una precedente istanza, ma anche sulla qualificazione sostanziale delle opere e sulla necessità di un diverso titolo edilizio, l'eventuale rinuncia o sostituzione della precedente domanda non incide sulla legittimità del diniego fondato sulla ragione sostanziale.
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