Sentenza n. 1057/2026 - Palermo, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: revoca della concessione d'uso di un'area appartenente al patrimonio disponibile dell'ente, con intimazione alla restituzione del bene, nonché atto di contestazione di una possibile causa di decadenza
Esito
Favorevole al resistente (ente concedente)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La società ricorrente ha impugnato la determinazione con cui la Città Metropolitana di Palermo ha revocato la concessione d'uso di un'area destinata all'esercizio di un impianto di distribuzione carburanti e ha intimato la restituzione del bene entro trenta giorni. È stata inoltre impugnata, ove occorrente, la precedente nota con cui l'ente aveva contestato una possibile causa di decadenza della concessione per violazione degli impegni assunti. All'esito dell'istruttoria disposta dal TAR, è emerso che l'area appartiene al patrimonio disponibile dell'ente, è da tempo utilizzata esclusivamente per finalità economico-commerciali e non è più destinata a pubblico servizio. Il giudice ha inoltre rilevato che i provvedimenti impugnati fondano la decisione su violazioni di obblighi contrattuali imputate alla società.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, ritenendo che la controversia non riguardi l'esercizio di un potere autoritativo, ma l'accertamento dell'esatto adempimento di obbligazioni derivanti da un rapporto contrattuale già perfezionato avente a oggetto un bene del patrimonio disponibile dell'ente. La giurisdizione spetta pertanto al giudice ordinario, presso il quale la società può riassumere il giudizio ai sensi dell'art. 11 c.p.a. Le spese sono state compensate in ragione della peculiarità della fattispecie.
Norme richiamate
art. 11 c.p.a.
presso il quale parte ricorrente potrà riassumere il giudizio
La declinatoria di giurisdizione consente alla parte di riassumere il giudizio davanti al giudice ordinario munito di giurisdizione.
Massime di principio
- Le controversie relative a un rapporto contrattuale già perfezionato, avente a oggetto un bene appartenente al patrimonio disponibile di un ente pubblico, appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario quando riguardano l'accertamento dell'adempimento di obbligazioni contrattuali e non l'esercizio di un potere autoritativo.
- La qualificazione di un bene come appartenente al patrimonio disponibile assume rilievo determinante ai fini del riparto di giurisdizione quando l'amministrazione agisce nell'ambito di un rapporto contrattuale relativo all'utilizzo del bene.
- La revoca o la decadenza formalmente adottata dall'amministrazione non radica di per sé la giurisdizione amministrativa: occorre verificare la sostanza del potere esercitato e, in particolare, se la decisione dipenda dall'accertamento di violazioni di obblighi contrattuali.
- Quando il bene pubblico è utilizzato esclusivamente per finalità economico-commerciali e non è più destinato a pubblico servizio, la controversia relativa all'uso del bene nell'ambito di un rapporto contrattuale rientra, in assenza di potere autoritativo, nella giurisdizione ordinaria.
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