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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10945/2022 del 25/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza della Corte d'appello di Reggio Calabria (10/06/2021) che, in funzione di giudice dell'esecuzione, aveva rideterminato la pena inflitta a Pasqualone in applicazione della sentenza della Corte costituzionale n. 40 del 2019, riducendola a quattro anni e una multa. Il Procuratore generale ha denunciato la violazione di legge per effetto del divieto del bis in idem processuale, rilevando che una identica istanza era già stata proposta e rigettata con ordinanza della stessa Corte d'appello il 3 novembre 2020 e che la sentenza era già stata interessata dalla disciplina del reato continuato con provvedimento del Tribunale di Palmi del 21 luglio 2020.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata. Ha motivato che la nuova decisione era viziata dalla preclusione processuale: la medesima istanza era già stata rigettata in data 3/11/2020 e, pertanto, la riproposizione basata sui medesimi elementi è inammissibile ai sensi del principio ne bis in idem e della regola contenuta nel secondo comma dell'art. 666 c.p.p. Ne consegue l'annullamento senza rinvio del provvedimento che aveva rideterminato la pena.

Norme richiamate

  • art. 28 cod. proc. pen.

    Richiama la portata generale del divieto di conflitti positivi di competenza e la disciplina sui conflitti, a supporto del principio di stabilità delle decisioni processuali.

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Evidenzia il divieto di un secondo giudizio sulla medesima materia, richiamato nella valutazione del principio ne bis in idem.

  • art. 669 cod. proc. pen.

    Si riferisce alla disciplina delle ipotesi di pluralità di sentenze per il medesimo fatto, a tutela della certezza delle situazioni processuali.

  • art. 666, comma 2, cod. proc. pen.

    Secondo la Corte, impone al giudice dell'esecuzione di dichiarare inammissibile la richiesta che sia mera riproposizione, basata sui "medesimi elementi", di altra già rigettata; misura volta a scoraggiare richieste dilatorie.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 40 del 2019

    È il principio sostanziale che aveva giustificato la richiesta di rideterminazione della pena; nel caso è stato però già considerato nella precedente istanza rigettata, per cui non legittima una nuova riproposizione identica.

  • Giurisprudenza: Sez. 1, n. 3736 del 15/1/2009 (Anello)

    Sez. 1, n. 3736 del 15/1/2009

    Fa testo il principio secondo cui il secondo comma dell'art. 666 c.p.p. inquadra la preclusione processuale e autorizza l'inammissibilità delle richieste meramente ripetitive; utilizzata dalla Corte per motivare l'annullamento.

Massime di principio

  • Nel procedimento esecutivo opera il principio della preclusione processuale: una istanza identica già decisa con rigetto è inammissibile se basata sugli stessi elementi.
  • La proposta di un nuovo incidente di esecuzione è ammessa solo se fondata su nuovi elementi di fatto o diritto non previamente valutati; la mera riproposizione è ostacolata dall'art. 666, comma 2, c.p.p.
  • Il principio ne bis in idem in ambito processuale non riguarda solo il giudizio sostanziale ma anche la riproposizione di richieste esecutive già decidete, per ragioni di economia e efficienza processuale.
  • Se la precedente decisione non aveva considerato un nuovo orientamento giurisprudenziale o una novità normativa sopravvenuta, può sussistere spazio per una nuova istanza: è però necessario specificare e documentare il carattere nuovo degli elementi proposti.
  • Prima di proporre una nuova istanza esecutiva occorre verificare lo storico processuale (precedenti ordinanze, applicazioni del concetto di continuazione, decisioni intermedie) per non incorrere nella preclusione per ripetizione.

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