Cassazione Penale, Sentenza n. 1015/2022 del 13/01/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza del Tribunale di Vibo Valentia che aveva confermato il sequestro preventivo disposto dal G.I.P. sugli asset di una serie di attività imprenditoriali, tra cui l'immobile di proprietà per metà di Giovanna Ruotolo e l'intero patrimonio e compendio aziendale dell'associazione ICONEA (rappresentata da Giuseppe Mauro). Ruotolo ha dedotto la mancanza di nesso di pertinenzialità tra il reato ipotizzato e l'immobile, la carenza motivazionale sul nesso e la prova della propria buona fede e disponibilità esclusiva; ha inoltre sottolineato che la società C.R.I.S.M.A. era inattiva e non utilizzata per i reati contestati. Mauro ha dedotto tre motivi: 1) insufficiente motivazione e prova del fumus del reato di autoriciclaggio e dell'utilizzo di ICONEA per il cosiddetto sistema di autoriciclaggio; 2) carenza di elementi per attribuire la titolarità di fatto o la gestione dell'associazione agli indagati (in particolare a Christian e Maurizio Piscitelli); 3) mancata distinzione e verifica tra patrimonio illecito e lecita parte patrimoniale dell'associazione, posto che, secondo la consulenza difensiva, i flussi correlati alle operazioni contestate rappresentavano una quota molto ridotta (circa 2,76%) dei flussi complessivi in entrata.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Giovanna Ruotolo per tardività (deposito presso cancelleria non competente e ricezione oltre il termine di quindici giorni) e l'ha condannata al pagamento delle spese e ad una somma di euro 3.000 alla cassa delle ammende. Quanto al ricorso di Giuseppe Mauro, la Corte ha rigettato il primo motivo (perché il terzo che chiede la restituzione del bene non può in via primaria contestare l'esistenza dei presupposti della misura cautelare) ma ha ritenuto fondati il secondo e il terzo motivo: l'ordinanza impugnata era carente nella motivazione circa la disponibilità di fatto dei beni e nell'accertamento dell'inquinamento dell'intera attività di ICONEA, e non aveva adeguatamente contrastato i dati prodotti dal terzo circa l'assenza di inquinamento. Per tali ragioni la Cassazione ha annullato l'ordinanza nella parte relativa al sequestro dei beni nella disponibilità dell'associazione ICONEA e ha rinviato il nuovo esame al Tribunale di Vibo Valentia in diversa composizione.
Norme richiamate
art. 585, comma 1 lett. a) c.p.p.
Individua il termine ordinario di quindici giorni per impugnare le decisioni adottate in camera di consiglio; la Corte ha ritenuto che questo termine si applicasse al ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del riesame e che la tempestività sia valutata rispetto alla cancelleria del giudice che ha emesso la decisione.
art. 325 c.p.p.
Disposizioni sul ricorso per cassazione contro ordinanze del tribunale; la Corte chiarisce che l'art. 325 richiama l'art. 311 commi 3-5 e non il termine breve di dieci giorni dell'art. 311 comma 1, facendo leva sul principio che il deposito va effettuato presso la cancelleria che ha emesso la decisione.
art. 311 c.p.p.
Stabilisce che il ricorso è depositato nella cancelleria del giudice che ha emesso la decisione; la Corte ne trae la conseguenza che la presentazione presso altra cancelleria non produce l'obbligo di trasmissione tempestiva e può determinare l'inammissibilità per tardività.
art. 582 c.p.p.
Norma che disciplina l'obbligo di trasmissione quando è consentita la presentazione in una cancelleria diversa; la Corte precisa che tale richiamo non opera con l'art. 311 comma 3, quindi non opera qui l'obbligo di trasmissione che salverebbe il depositorà presso cancelleria diversa.
Sez. U, n. 1626 del 24/08/2020 (Bottari)
Giurisprudenza di questa Corte citata per il principio che il ricorso cautelare per cassazione contro la decisione del tribunale del riesame deve essere depositato esclusivamente presso la cancelleria del tribunale che ha emesso la decisione e che la data rilevante è quella in cui l'atto perviene all'ufficio competente.
art. 648-quater c.p. (confisca per equivalente e norme correlate)
Riguarda la confisca del profitto del reato; il sequestro preventivo finalizzato alla confisca richiede elementi idonei a mostrare il collegamento patrimoniale tra i beni sequestrati e il reato, nonché, per società, l'eventuale inquinamento dell'intera attività.
artt. 240 e 240-bis c.p.
Disposizioni relative agli illeciti patrimoniali e alle cause di confisca; la Corte ha rilevato che l'ordinanza impugnata riportava una formula generica secondo cui i beni 'appaiono prevalentemente il prodotto o il profitto dei reati' senza adeguata motivazione.
Sez. 2, n. 27228 del 15/09/2020 (Lolaico) e Sez. 1, n. 2737 del 21/12/2010 (Tassielli)
Giurisprudenza citata per il principio secondo cui il sequestro preventivo funzionale alla confisca può riguardare un'intera società solo quando sia dimostrato l'inquinamento dell'intera attività, rendendo impossibile distinguere tra capitale lecito e illecito.
art. 616 c.p.p.
Norma che disciplina le spese processuali in Cassazione; applicata per condannare la ricorrente al pagamento delle spese per l'inammissibilità del ricorso.
Massime di principio
- Il terzo soggetto che chiede la restituzione di un bene sequestrato non può, in via principale, contestare l'esistenza dei presupposti della misura cautelare (fumus del reato); può invece dimostrare la propria titolarità o disponibilità effettiva del bene e l'assenza di relazioni di collegamento concorsuale con gli indagati.
- Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di un'intera società o del suo compendio aziendale richiede una motivazione specifica e prove circa l'inquinamento dell'intera attività che rendano impossibile separare i beni illeciti da quelli leciti; una percentuale molto ridotta dei flussi imputabili all'attività contestata può essere elemento probatorio a favore del terzo.
- La cancelleria competente per il deposito dell'impugnazione è quella del giudice che ha emesso l'ordinanza del riesame; la presentazione presso altra cancelleria può determinare l'inammissibilità del ricorso per tardività, poiché la data rilevante è quella di arrivo all'ufficio competente.
- Le ordinanze di sequestro devono contenere motivazioni concrete e specifiche circa il collegamento patrimoniale tra i beni sequestrati e i reati contestati (es. deleghe, gestione conti, flussi bancari riconducibili) e chiarire la forma di sequestro adottata; la genericità motivazionale può portare all'annullamento parziale o totale.
- Se un terzo documenta la buona fede e l'esclusiva titolarità del bene (comodato, comproprietà regolata o assegnata per effetto di separazione), il giudice deve valutare tali elementi e non limitarsi ad affermazioni apodittiche sull'uso dell'ente o dell'immobile per attività illecite.
- La produzione di consulenze tecniche e di documentazione bancaria dettagliata può efficacemente contrastare le presunzioni di inquinamento patrimoniale se dimostra la scarsa incidenza delle operazioni sospette sui flussi complessivi.
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