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Cassazione Civile, Ordinanza n. 41377/2021 del 23/12/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (fallimento)

La controversia

La controversia nasce dalla domanda, proposta da una parte privata nei confronti del fallimento di una società costruttrice, di accertamento della proprietà di alcuni beni per intervenuta usucapione. Il giudice di primo grado aveva rigettato la domanda e la Corte d'appello aveva confermato il rigetto. In cassazione la ricorrente ha dedotto, con due motivi collegati, violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1141 e 2697 c.c. e omesso esame di un fatto decisivo. In sintesi, ha sostenuto che i giudici di merito non avessero considerato la dinamica negoziale allegata e provata, descritta come scambio tra il godimento dei beni e una rinuncia allo sconto sul prezzo di acquisto dell'appartamento, oppure come consegna delle cantine in luogo dello sconto sul prezzo. Secondo la ricorrente, tale quadro avrebbe dovuto condurre a ritenere il possesso utile ai fini dell'usucapione o comunque a valorizzare diversamente il fatto storico esaminato.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la censura, pur formalmente prospettata come violazione di legge e omesso esame di fatto decisivo, mirasse in realtà a contestare l'accertamento di merito compiuto dalla Corte territoriale e a ottenere una nuova valutazione della vicenda fattuale. Ha inoltre osservato che la Corte d'appello aveva escluso il possesso utile all'usucapione, qualificando il rapporto materiale con i beni come detenzione derivante da un accordo con il venditore e come riconoscimento dell'altrui proprietà, sicché mancava la presunzione di possesso ex art. 1141 c.c. e non risultava provato un mutamento della detenzione in possesso. La Corte ha richiamato anche il regime della doppia conforme, rilevando che la ricorrente non aveva indicato ragioni di fatto diverse tra primo e secondo grado, con conseguente inammissibilità del motivo ai sensi dell'art. 348-ter, comma 3, c.p.c. Non vi è stata statuizione sulle spese perché l'intimato non ha svolto difese; è stato inoltre dato atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 1141 c.c.

    La disponibilità materiale del bene non integra automaticamente possesso utile all'usucapione quando risulti che la relazione con il bene deriva da un accordo col proprietario e dal riconoscimento dell'altrui proprietà; in tale ipotesi la presunzione di possesso non opera senza prova del mutamento della detenzione in possesso.

  • art. 2697 c.c.

    La ricorrente lo richiama per contestare la ripartizione dell'onere probatorio, ma la Corte rileva che la doglianza tendeva in realtà a sollecitare un riesame del merito più che a denunciare un errore di diritto.

  • art. 360 c.p.c.

    La denuncia di violazione di legge è inammissibile quando pretende di rimettere in discussione l'accertamento di fatto compiuto dai giudici di merito senza che da esso derivi la sussunzione nel diverso quadro normativo invocato.

  • art. 360 c.p.c.

    L'omesso esame di un fatto decisivo è escluso quando la parte contesta solo il significato attribuito dal giudice al fatto esaminato, e non l'effettiva mancata considerazione di un fatto storico decisivo.

  • art. 348-ter c.p.c.

    Nel caso di doppia conforme il ricorrente deve indicare specificamente le ragioni di fatto poste a base della decisione di primo grado e quelle della sentenza d'appello, dimostrando che sono diverse; in difetto, il motivo ex art. 360, n. 3, c.p.c. è inammissibile.

  • art. 360-bis c.p.c.

    Il filtro di inammissibilità si applica a ogni singolo motivo e comporta una declaratoria di inammissibilità quando la censura non supera il vaglio di conformità ai principi consolidati.

  • art. 13 D.P.R. n. 115/2002

    In caso di rigetto o inammissibilità del ricorso, sussistono i presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.

  • art. 13 D.P.R. n. 115/2002

    Il richiamo è effettuato ai fini della determinazione dell'ulteriore importo dovuto a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • Quando la relazione materiale con un bene deriva da un accordo con il proprietario che ne consente l'utilizzo in cambio di un corrispettivo o di una rinuncia economica, essa è qualificabile come detenzione e non come possesso, salvo prova di un successivo e univoco mutamento del titolo.
  • In materia di usucapione, la presunzione di possesso di cui all'art. 1141 c.c. non opera se l'originaria relazione con la cosa è riconducibile alla volontà del proprietario e al riconoscimento dell'altrui proprietà da parte dell'utilizzatore.
  • La denuncia di violazione di legge in cassazione non può essere utilizzata per ottenere una nuova valutazione del fatto: è ammissibile solo se, accertati i fatti dal giudice di merito, si deduce un errore di sussunzione nella norma invocata.
  • Il vizio di omesso esame di un fatto decisivo non sussiste quando il giudice abbia esaminato il fatto storico controverso, ma la parte contesti soltanto la diversa valutazione o il diverso significato attribuitogli.
  • In presenza di doppia conforme, il ricorrente per cassazione deve confrontarsi specificamente con le rationes decidendi di primo e secondo grado e indicare la diversità delle basi fattuali delle due decisioni, altrimenti il motivo è inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPossesso
RamiProcesso civileDiritti reali
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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