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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2693/2025 del 22/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso contro la sentenza d'appello che aveva confermato la condanna per associazione per delinquere e reati di traffico di stupefacenti. Primo motivo: censura del riconoscimento della partecipazione dell'imputata all'associazione, sostenendo che la sua condotta era mera connivenza dovuta al fatto che il marito utilizzava l'abitazione comune come base logistica, senza che la De Gais avesse partecipato direttamente alle attività illecite. Secondo motivo: censura circa il concorso della ricorrente nei reati descritti nei capi AB e AC e mancata risposta della Corte d'appello ad alcune specifiche contestazioni difensive, in particolare sulla valenza probatoria delle conversazioni intercettate e su taluni episodi contestati (es. quelli ricompresi nel capo AB e quello del 27/09/2018).

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Ha ritenuto pienamente motivata la decisione della Corte di appello, che aveva ricostruito un contesto organizzativo nel quale l'abitazione di De Gais e del marito era stata messa a disposizione del gruppo di importazione e smercio di droga. La sentenza d'appello aveva richiamato intercettazioni e risultanze di perquisizione (tra cui l'estrazione di cocaina da indumenti) e numerosi elementi indicativi di un'aperta e attiva partecipazione della De Gais: confezionamento (bilancino, coltello, cellophane), ruolo di vedetta, sollecitazioni al marito, gestione di denaro per fornitori, reperimento di attrezzature per l'estrazione della cocaina, e l'utilizzo della casa come fulcro delle attività e degli incontri con referenti stranieri. La Corte di cassazione ha ritenuto che tali elementi, non confutati efficacemente nel ricorso, giustificassero la qualificazione di partecipazione attiva e l'affermazione di responsabilità. Per effetto dell'inammissibilità del ricorso, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende (ex art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • codice penale, art. 81

    Principio di responsabilità per il concorso di persone nel reato (concorso apparente di norme e concorso morale/materiale), citato in combinazione con l'art. 110 per la concorrenza di persone nell'esecuzione dell'illecito.

  • codice penale, art. 110

    Rilevanza del concorso di persone: la condotta dell'imputata è stata valutata come contributo attivo all'azione criminosa unitamente ad altri soggetti.

  • D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 73

    Norma incriminatrice in materia di traffico, produzione e detenzione illecita di sostanze stupefacenti; la sentenza afferma la partecipazione della De Gais ai reati disciplinati da questa norma.

  • D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 74, commi 1-2-3-4

    Fattispecie aggravata/elementi soggetti ad aumento di pena per particolari circostanze nel traffico di stupefacenti; la Corte ha ritenuto sussistenti condizioni di rilevanza ai fini punitivi.

  • D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, art. 80, commi 1-2, lett. b)

    Previsione di circostanze aggravanti o recidive specifiche nel testo unico sulle sostanze stupefacenti; applicata nella determinazione della pena complessiva.

  • codice di procedura penale, art. 616

    Prevede le conseguenze per il ricorso inammissibile, tra cui la condanna alle spese processuali e l'obbligo di versamento alla Cassa delle ammende; applicata per la condanna della ricorrente al pagamento di Euro 3.000,00.

Massime di principio

  • La mera convivenza o il fatto che un'abitazione sia utilizzata da un coniuge come base per reati non esclude automaticamente la responsabilità dell'altro coniuge: sono rilevanti atti concreti di collaborazione (confezionamento, custodia, vedetta, gestione denaro, reperimento strumenti) che dimostrino un contributo attivo.
  • Le intercettazioni, se integrate da elementi materiali (perquisizioni, ritrovamenti, riscontri oggettivi) e se i loro contenuti indicano compiti operativi prestati dall'imputato, possono costituire prova idonea a fondare un'accusa di partecipazione all'associazione o al traffico di stupefacenti.
  • Per impugnare con successo una decisione motivata sull'esistenza di partecipazione attiva, il ricorrente deve dimostrare che le osservazioni critiche del giudice non hanno riscontro probatorio o che le prove valore determinate sono state erroneamente valutate; semplici contestazioni generiche o richiamo a normali comunicazioni familiari sono difficilmente sufficienti se sussistono riscontri concreti.
  • L'uso continuativo e la messa a disposizione dell'abitazione per le attività illecite, unitamente a comportamenti reiterati e documentati, aggravano la posizione di chi convive con l'autore principale e svolge mansioni operative.
  • In sede di Cassazione la mancata esauriente risposta a singoli rilievi difensivi può costituire motivo di vizio solo se l'omissione incide sulla logicità della motivazione o sulla decisione; quando la sentenza affronta il tema nel suo complesso e fornisce riscontri concreti, il ricorso è più vulnerabile alla declaratoria di inammissibilità.

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