Cassazione Penale, Sentenza n. 24313/2022 del 23/06/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 24/06/2021 che aveva convalidato il sequestro preventivo di Euro 6.500.000 operato su conto intestato a Star Ball SRL per il reato di appropriazione indebita (art. 646 c.p.) e autoriciclaggio; i ricorrenti contestavano la qualificazione delle somme come "non distribuibili" essendo riserve in conto capitale, deducevano violazioni di norme del codice civile (artt. 2430, 2431, 2364 e segg., art. 2627 c.c.) e di principi contabili (OIC), censuravano la motivazione come illogica e contraddittoria e negavano la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato nonché la configurabilità dell'autoriciclaggio
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto in parte il ricorso: ha ritenuto inammissibile per carenza di interesse il motivo relativo al sequestro per autoriciclaggio (terzo motivo) e ha ritenuto fondato il primo motivo con riferimento alla qualificazione e alla disponiblità delle riserve. Di conseguenza la Corte ha annullato l'ordinanza del tribunale del riesame nella parte in cui aveva ritenuto indistribuibili le somme riposte in "conto capitale" e aveva confermato il sequestro per appropriazione; ha disposto il rinvio al Tribunale perché valuti, alla luce delle osservazioni della Corte, la effettiva natura delle poste di bilancio, la possibilità di distribuzione tramite delibera assembleare e la posizione del socio beneficiario (Star Ball) circa il diritto alla distribuzione, tenendo conto anche degli eventuali riflessi della riserva legale e delle cause estintive indicate. Il terzo motivo (autoriciclaggio) è dichiarato inammissibile per mancanza di interesse. In sintesi: annullamento parziale con rinvio; esito favorevole ai ricorrenti su punti decisivi.
Norme richiamate
art. 324 c.p.p.
Norma che disciplina l'adozione di ordinanze in materia di sequestro preventivo, richiamata come titolo del provvedimento impugnato
art. 325 co.1 c.p.p.
Stabilisce che il ricorso contro le ordinanze in materia di sequestro è ammesso soltanto per violazione di legge; la Corte ricorda che in Cassazione sono censurabili solo errores in iudicando o in procedendo
art. 606, lett. B e C, c.p.p.
Richiamato per delimitare le fattispecie di ricorso per 'errores' (violazione di legge e vizi procedurali) ammissibili in Cassazione
art. 646 c.p.
Fattispecie di appropriazione indebita contestata; la Corte esamina se la condotta integri appropriazione alla luce della destinazione della posta patrimoniale e dell'esistenza di delibera societaria
art. 648-ter.1 c.p.
Norma relativa all'autoriciclaggio citata tra i capi d'imputazione; la Corte ha ritenuto mancante l'interesse al gravame rispetto al sequestro per tale fattispecie
art. 2431 c.c.
Richiamato nella trattazione sulla disciplina delle somme versate in conto capitale e sulle modalità di successiva distribuzione ai soci mediante delibera assembleare
art. 2430 c.c.
Richiamato nell'ambito delle norme sul capitale e sulle operazioni che incidono sul patrimonio netto della società
art. 2364 c.c.
Norma richiamata in relazione ai criteri di distribuzione e alle funzioni delle riserve societarie nell'ambito delle deliberazioni assembleari
art. 2627 c.c.
Norma richiamata con riferimento a possibili violazioni in materia di distribuzione di riserve e alla causa estintiva prevista dal secondo comma (ricostituzione delle riserve prima dell'approvazione del bilancio estingue il reato)
artt. 2423 e 2426 n.5 c.c.
Richiamati indirettamente tramite i principi contabili OIC come vincoli da rispettare per la distribuzione delle riserve
Principi contabili OIC (par. 45 e 46 e appendice B)
il punto 45 afferma che "le riserve possono essere utilizzate per diverse operazioni a secondo dei loro vincoli e della loro natura"; il par. 46 rimanda all'appendice B che precisa che "la riserva versamento soci in conto capitali non specificatamente destinata ad aumento del capitale sociale e' distribuibile in conformita' alla disciplina di cui all'articolo 2431 cod. civ."
I principi contabili sono stati invocati dai ricorrenti per sostenere che le riserve in conto capitale possono essere, salvo vincoli specifici, utilizzate anche per distribuzioni ai soci mediante delibera assembleare; la Corte ha dato rilievo alla distinzione tra natura contabile e reale della riserva
Massime di principio
- Il ricorso in Cassazione avverso ordinanze di sequestro preventive è limitato alle violazioni di legge; molte censure di merito sulla logica della motivazione vanno inammissibili se non raggiungono i minimi requisiti di 'violazione di legge'.
- Le somme iscritte come "versamenti in conto capitale" sono, di principio, parte del patrimonio netto e non costituiscono crediti restituibili ai soci durante la vita sociale; tuttavia, se la normativa e lo stato della riserva (es. saturazione della riserva legale) lo consentono, esse possono essere distribuite mediante delibera assembleare.
- Per configurare il reato di appropriazione indebita su somme societarie è necessario dimostrare che la destinazione patrimoniale è stata sottratta alla sua funzione (interversio possessionis) e che la condotta non sia giustificabile come conforme all'interesse o all'azione della società; una delibera assembleare preventiva imputabile alla società può escludere talune configurazioni penalmente rilevanti.
- In valutazioni cautelari (sequestro) il giudice deve approfondire la reale natura contabile delle poste (etichetta di bilancio vs sostanza) e la sussistenza di ostacoli legali alla loro distribuzione (es. limite della riserva legale): un mero travaso nominale non giustifica automaticamente la qualificazione di materia indisponibile.
- Nei casi di società unipersonali amministrate dallo stesso soggetto, l'automatico coinvolgimento penale per ogni delibera sarebbe inammissibile: va valutato se la delibera sia autenticamente imputabile alla società e se l'operazione rientri comunque nell'interesse sociale.
- Se un sequestro cautelare relativo a un capo (es. autoriciclaggio) non viene confermato dai giudici, l'interessato può perdere l'interesse ad impugnare tale punto in Cassazione; occorre valutare l'interesse concreto alla controversia su ciascun capo.
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